Gioco
La lotta di Paolo per avere il diritto di viaggiare sul bus
Un giovane costretto a muoversi in carrozzina racconta le sue disavventure con il trasporto pubblico
CAMAIORE. Uno dei sogni degli esseri umani - come raccontato tante volte al cinema o nei romanzi - è poter diventare invisibili. Ma quando sono gli altri a decidere che sei tu quello invisibile il sogno in pochi attimi si trasforma un incubo. A far sentire Paolo Marullo, un giovane di Capezzano costretto a muoversi su una sedia a rotelle, come un uomo invisibile sono la società Vaibus e con essa la Provincia, ente responsabile del trasporto pubblico su gomma. «A volte mi tocca stare per ore ad aspettare un autobus che mi faccia salire - racconta Paolo nella casa di via Fiaschetto dove vive con i genitori - ma spesso non hanno la pedana per le carrozzelle, oppure per evitare problemi gli autisti non si fermano. A volte qualcuno mi fa salire, ma poi ci sono problemi a scendere visto che a Camaiore centro non esiste una fermata attrezzata per la discesa dei disabili.
La storia dal sapore kafkiano di Paolo è già finita sui giornali quando il giovane - stufo di quelle infinite attese e preso dalla disperazione - ha deciso di bloccare per protesta gli autobus sul viale Oberdan a Camaiore, proprio di fronte al’ex ospedale Lucchesi. In camera Paolo ha una cartellina piena di documenti. All’interno c’è una serie infinita di lettere inviate al comune di Camaiore, alla Provincia e alla società Vaibus per chiedere di risolvere la situazione. Ma finora, nonostante le dichiarazioni di facciata - l’ultima del presidente Stefano Baccelli - le fermate dei bus restano in gran parte inutilizzabili per chi viaggia in carrozzina. «A volte basterebbe un sopralluogo e un bollino per autorizzare la fermata», chiosa la madre di Paolo.
Nei documenti gettati in pasto alla burocrazia, accanto al nome di Paolo, c’è anche quello di altre persone disabili che vivono a Capezzano e che non possono usufruire del servizio di trasporto pubblico (che, a logica, dovrebbe essere utilizzato soprattutto da chi non può muoversi liberamente in auto o in motorino come anziani, bambini e persone con problemi di deambulazione). Gli impiegati comunali con grande solerzia protocollano i fogli - un bel timbro non si nega a nessuno - e poi li girano sui tavoli di assessori e dirigenti. Ma a quanto pare è come gettarli in un pozzo profondo. Paolo e la madre mostrano alcuni documenti del 2009. «È la nostra richiesta per avere una fermata attrezzata vicino a casa lungo la via Italica - spiegano - alla fine è stata fatta. Ma per mettere un bollino e sistemare un piccolo scivolo di cemento ci sono voluti sei mesi. Altri sei mesi sono stati necessari per il collaudo». E intanto Paolo aspetta. Aspetta per andare a trovare gli amici, aspetta per andare a farsi curare dal fisioterapista, aspetta per andare in Comune a far sentire la propria voce come gli altri cittadini non considerati “invisibili”. Ma l’attesa non è l’unico problema. Per salire sull’autobus a Paolo è infatti necessaria una pedana mobile. «A volte le pedane non ci sono - spiega - altre non funzionano oppure l’autista non la sa attivare o non può muoversi dal suo posto per andare ad abbassare la leva di attivazione che è stata piazzata all’esterno». Ma la situazione peggiore si è verificata lo scorso 21 agosto (e non era la prima volta, visto che qualche mese fa a Viareggio è stato necessario anche chiamare vigili del fuoco e ambulanza per aiutare Paolo). «La pedana si è bloccata mentre stavo salendo - racconta - e sono rimasto bloccato per un’ora a mezz’aria». Alla fine - come fa notare la madre - Paolo non chiede la luna. Chiede solo un po’ di indipendenza e la possibilità di non essere più considerato un disturbo.
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