La protesta
Un viaggiatore fotografo che amava il surf
Era un affezionato della Versilia e spesso passava le serate al bar La Milanese a Forte dei Marmi
STAZZEMA. Aveva girato mezzo mondo Paolo Pucci ma l’assurdo ha voluto che la sua vita si fermasse in un luogo a lui tanto familiare: uno dei sentieri, battuti decine di volte, del monte Pania, versante versiliese – stazzemese – delle montagna apuana.
Chi non lo conosceva e di lui guarda solo le foto che lo ritraggono in uno dei tanti viaggi – a Parigi, in Marocco, in Thailandia – scopre che Paolo era bello. Sempre abbronzato, con un fisico da sportivo – lui che amava il surf – solare e spensierato. «Bello fuori e bello dentro», dice chi lo ricorda tra le lacrime. La tragedia che l’ha tolto a chi l’amava si è verificata all’alba di quello che sarebbe stato il suo trentaquattresimo compleanno.
Sono le 8 della mattina di ieri e Massa già conosce la tragica notizia. C’è chi spera di aver capito male. C’è chi prega che non si tratti di Paolo, ma piuttosto di uno sconosciuto omonimo, e non il figlio dell’ex sindaco Roberto Pucci. Che l’incidente non sia così grave, come pare. Perché la conferma arrivi non c’è da attendere a lungo. La città è sconvolta: il pensiero di molti va a quel padre che ha guidato per tre mandati la città, alla madre, alla sorella Alessandra che ha messo i suoi studi ingegneria al servizio dell’azienda di famiglia.
Il pomeriggio è straziante. Sono le 14 e 30. Il caldo è impietoso. Basta affacciarsi su quella parte di parcheggio che sta dietro l'entrata dell'ospedale Versilia per scorgere decine di giovani nel vialetto alberato che poco dista dalle camere mortuarie. Sono gli amici di Paolo. Ammutoliti, sconvolti, attendono di riportarlo nella sua Massa. «Stamani (ieri, ndr)abbiamo visto il sindaco Pucci ma solo per qualche minuto, poco fa c'era la sorella di Paolo ..» dice un giovane mentre si guarda intorno smarrito. Nessuno ha voglia di parlare. Simone Tonazzini, amico carissimo di Paolo, ci dice semplicemente: «Non è il momento». La consapevolezza che Paolo è lì dentro, è insostenibile.
Vivissima è ancora l'immagine di lui che con la tavola da surf prende le onde e scherza sulla battigia con gli amici della “compagnia” del bagno Beretta; o di lui in Versilia, a Forte dei Marmi, al bar La Milanese: «È come se lo avessi davanti – dice Paolo Della Pina, titolare dello storico bar fortemarmino – mentre beve qualcosa e scherza con mio cugino, Umberto Martini», che ha saputo la terribile notizia telefonicamente (vive e lavora fuori Massa, è giornalista) dal padre Giovanni, l’avvocato Martini.
Con Paolo, Umberto ha trascorso adolescenza e giovinezza: sono coetanei. Sono stati compagni di viaggio e persino coinquilini a Pisa e a Firenze, negli anni dell’Università, e si sono laureati insieme, a distanza di pochi mesi. «Paolo era generoso, estroverso, visceralmente curioso – ci dice di lui Umberto – amava viaggiare, e il viaggio è l’espressione più autentica di lui». Viaggiava anche per lavoro Paolo: in Cina, in Brasile, ad esempio, perchè si occupava del reparto commerciale dell’azienda di famiglia. E «amava la fotografia»: tant’è che anche le foto dei suoi viaggi parlano di lui. Sono scatti mai ovvi: «Era un istintivo – dice Umberto – mai banale o ovvio».
Giovanna Mezzana
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