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«Noi familiari delle vittime siamo stati presi in giro»
VIAREGGIO. «Un feretro ed i familiari del defunto sono stati fatti entrare nel cimitero chiuso ai familiari delle vittime della strage che si erano dati appuntamento per una visita ai propri cari....
VIAREGGIO. «Un feretro ed i familiari del defunto sono stati fatti entrare nel cimitero chiuso ai familiari delle vittime della strage che si erano dati appuntamento per una visita ai propri cari. Perché?». Lo chiedono a gran voce i familiari di chi ha perso la vita il 29 giugno 2009 nel disastro ferroviario, dopo aver trovato i cancelli chiusi e un cartello con la data del 19 agosto, modificata a penna, che annunciava “lavori di ordinaria manutenzione”. L’appuntamento era stato reso pubblico, come protesta silenziosa contro la riconferma di Mauro Moretti, amministratore delegato di Ferrovie, rinviato a giudizio nell’ambito del procedimento giudiziario per la strage.
«È stato detto che il cimitero restava chiuso poiché erano scoppiate due tombe e c’era un odore insopportabile. Ma la domanda è inevitabile: come mai, se vi era stata l’emergenza delle tombe scoppiate, il cartello sul cancello parlava di ordinaria manutenzione? Ci siamo sentiti presi in giro con motivazioni false. Soprattutto dopo che abbiamo visto celebrare il funerale nel cimitero che per noi era vietato».
Daniela Rombi, presidente dell’associazione “Il mondo che vorrei”, nata per riunire i familiari delle vittime, spiega di «aver cercato al telefono il presidente della Misericordia Roberto Monciatti senza aver avuto mai risposta». In compenso, continua Rombi, «qualcuno ha avvisato la polizia dichiarando il falso e dando l’allarme perché noi avevamo sfondato il cancello, rotto i vetri e fatto a botte. Niente di tutto questo è accaduto».
A fianco dei familiari – con Daniela Rombi alla conferenza di ieri c’era Antonietta Maccioni, madre di Stefania Maccioni e nonna di Luca e Lorenzo – il vicesindaco Gloria Puccetti: «Quanto accaduto ci provoca grande disagio e grande dispiacere. Il cimitero è luogo sacro, luogo del dolore e chi va al cimitero, soprattutto se ha perso un ragazzo, un bambino, o ha avuto un lutto recente, non può avere altro intento che non sia il percorso del dolore. Speriamo davvero che sia chiarito che cosa è realmente accaduto lunedì pomeriggio».
Nell’intervento a Rete Versilia lunedì sera Roberto Monciatti – sottolinea Daniela Rombi – «ha più volte posto una questione economica. È bene ricordare che i soldi che la Misericordia ha distribuito nell’immediatezza del fatto non erano dell’Arciconfraternita ma di Gatx, una delle imprese rinviate a giudizio. Non solo: due anni fa abbiamo chiesto lo stop alla raccolta fondi che la Misericordia continuava a pubblicizzare a favore delle vittime della strage. A lungo non abbiamo avuto risposta, poi l’avviso è sparito. Noi chiedevano anche che la Misericordia rendesse pubblico quanto aveva raccolto. E ancora lo chiediamo».
L’ultima considerazione è sulle parole del presidente della Misericordia: «Non si azzardi più a dire “i nostri morti”. Le vittime della strage sono solo dei loro cari. Di nessun altro».
Donatella Francesconi
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