Italia
Il duello dell’estate: la pittura contro l’arte da vetrina
I due simboli: la mostra della Fondazione Matteucci e la bronzea testata di Zidane a Materazzi in piazza
di ADOLFO LIPPI
È un grande supermercato d'arte la Versilia quest'estate. Al di là delle vetrine è però possibile una riflessione di fondo: l'arte di pittura resiste contro l'arte dell'apparire? Si vendono ancora quadri come nella tradizione o si va alle mostre come per un defilè di moda?
Due sono gli eventi che confrontano l'arte moderna con quella contemporanea scandalosa e provocatoria. Uno è la Fondazione Matteucci in Viareggio dove si espongono opere della Secessione romana di inizio del vecchio secolo, l'altro è la mostra Italia-Francia annunciata già dalla testata di Zidane a Materazzi in piazza del Duomo in Pietrasanta.
Da Matteucci vi sono le glorie del moderno italiano: Morandi, Da Pisis, De Chirico, Casorati, Viani, Levy, Carena eccetera. Al Sant' Agostino vi sono le stars delle tante expò di oggi, da Cattelan a Kounellis, dalla Beecroft a Pistoletto eccetera. È finita la pittura? Lo si dice da anni però i collezionisti continuano a incapricciarsi sulle opere dipinte e recenti episodi anche di cronaca, come ciò che accade a Prato dove una banca porta via capolavori di pittura e tutti ne parlano, dicono che avere in casa, sulle pareti, delle firme note fa ancora tono e chicceria.
Giuliano Matteucci, in frontiera, è a suo modo un grandissimo capitano di avventura. Ha realizzato in una decorata villa angolo via Buonarotti un sogno vecchissimo: mostrare ed offrire al pubblico internazionale quanto di meglio l'Ottocento e il Novecento hanno prodotto. Già autore di fortunati studi sui Macchiaioli, Matteucci che è un vero talento di ricerca, ha una memoria lucida e vibrante, è un accurato segugio di collezioni segnate dall'oro più prezioso del mercato, quest'anno, in Viareggio (dopo il successo ottenuto dai suoi Macchiaioli a Parigi) porta autori, dal 1900 al 1933, che fanno il gotha della pittura nazionale.
Dove li ha trovati? Racconta di personaggi straordinari, cacciatori d'arte, rabdomanti di colore, scavatori di studi da dove estrarre tele fulgide come i metalli. Uno si chiamava Lamberto Vitali, era un milanese commerciante in caffè. Dalla polvere nera e soffice per la bevanda aveva tratto fortune che riversava nella pittura di ogni tempo. Una volta mettendo uno specchietto dietro ad un quadro ne rivelò la firma rovesciata di Leonardo da Vinci. Bene, qui da Matteucci, c'è un "suo" carboncino di Boccioni, una superba madre naturalistica, vera, che dimostra le capacità espressive di un Boccioni che poi animò il futurismo, scomponendo e maltrattando la figurazione.
È proprio contro il futurismo ed altri modernissimi ismi che sorse la Secessione (che poi grazie a Margherita Sarfatti divenne una corrente con 900 e i suoi valori plastici). E alle mostre vi aderirono Morandi e Carrà, Soffici e Sironi e De Pisis. Di costoro da Matteucci vi sono esemplari lavori di raffinata bellezza. Poi c'è il portentoso ritratto di donna di marinaio di Viani. E due ragazze marocchine di Levy che stupiscono per la loro conturbante voglia di colore acceso e fiammante. Dai quadri suddetti si rileva che tutti i successori da Morlotti a Guttuso da Vespignani a Ferroni a Luporini devono alla Secessione più di un prestito e più di una favore.
Sempre per rimanere nella pittura altra mostra esemplare assolutamente da visitare è quella di Giuseppe Biagi dalla Paola Raffo a Pietrasanta (la si può ammorare fino all’inizio di settembre). Biagi è un minimalista incantevole, fa quadri piccoli piccoli e li risolve in ragazzi in spiaggia, uccelli, pinetine, giochi di sabbia, venditori extra comunitari, colti nella realtà di movimenti semplici, eleganti, calibrati, un iperrealismo non fotografico ma poetico, struggente, essenziale, che rimanda alle innocenze se non di Proust almeno di Moravia (Agostino) ed Elsa Morante (l'isola d'Arturo).
Gerolamo Ciulla, uno scultore celebrato e gloriato, a palazzo Panichi di Pietrasanta, propone capacità di disegnatore e pittore in carte assai ampie dove le divinità greche classiche paiono danzare su teli leggerissimi dei templi primigeni. Con le divinità, vi sono gli animali del mito, la civetta e la scimmia e il coccodrillo, forme che fanno la cifra di Ciulla un cantore intonatissimo d'epoche quando gli uomini erano eroi e le civiltà davano grano e miele, amori e poemi.
Contro la pittura tradizionale, è semmai la mostra Italia-Francia in Sant'Agostino composta da un imprenditore di marmo, spregiudicato e informato, quale Vanelli di Carrara, da un critico coraggioso, dinamico, colto quale Alessandro Romanini di Lucca. Ormai versiliese patriota. Sulla scultura in bronzo che rievoca la testata di Zidane a Materazzi, già tanti hanno scritto. E migliaia la fotografano. Fa parte di quei fatti “da vetrina” di cui ormai è pieno il mondo non solo delle arti. A Pietrasanta è bene vi sia collocata: fa discutere, fa chiacchierare e ben dimostra dove vadano le intenzioni degli artisti contemporanei più scaltri, più attenti alle mode.
Dentro la chiesa, ben decorata dalla lunetta di Mitoraj (ormai entrata a buon diritto a far parte della facciata agostiniana), tante sono le cose da apprezzare e godere. Alcune sono testimonianze assai marginali, vedi Cattelan, vedi Kounellis, presenti con lavori non rilevanti, altre, come per Pistoletto e la Beecroft, Romanini e Vanelli hanno procurato il meglio e il confronto con la pittura si fa chiaro con l'apparire teatrale di scenografie e oggetterie non più rappresentate in due dimensioni, ma presenti in collocazioni apparecchiate. Pittura? Non pittura? Ognuno in Versilia trova ciò che più gli piace. La stagione non delude e dopo tutto dentro le gallerie d'arte e in musei fa anche fresco.
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