Italia
Addio Sara Pozzy, al prossimo Palio...
Il presidente Burroni: sarà con noi in tutto ciò che faremo
QUERCETA. «Non ti benedico nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo...No. Ti benedico in nome di questa rosa, di questi petali sgualciti, di queste spine che bucano le mani e in nome del dolore della tua famiglia, dei tuoi genitori, di questo stadio, del dolore che è anche il mio...». Si spezza qui la voce di don Alessandro Previato, parroco di Pozzi. Poi c’è posto solo per le lacrime, nel pomeriggio assolato dell’addio a Sara Gabrielli, 22 anni appena, stroncata da un malore sabato notte.
Ci vuole coraggio, per saper uscire dalle proprie vesti e partecipare da uomo di Chiesa al funerale laico di una ragazza tosta, alla quale il coraggio non mancava e che don Alessandro racconta così davanti allo stadio affollato: «Sara non amava i preti. Anzi diciamo che proprio non li poteva vedere. Quando mi incontrava mi diceva “ciao, prete di merda...”». Sara aveva chiesto di essere sbattezzata: «Poi non se n’è fatto di niente», ricorda don Alessandro, con il quale però Sara avrebbe dovuto partecipare alla presentazione del libro “Così in terra come in cielo”, scritto da un altro prete, don Gallo (con Simona Orlando). E proprio la dedica di don Gallo al libro è stata scelta per la cartolina con la foto di Sara che i ragazzi e le ragazze accorsi al funerale conserveranno: “A Sara...con quegli occhi troppo belli puoi donare speranza ad un mondo migliore”.
Sara che aveva un senso profondo della vita, al punto di inseguire il sogno di adottare - da adulta - un bambino dal Sudamerica. Sara che era iscritta tra i donatori di midollo e che ha donato gli organi. «Sara deve servire da esempio», ha scritto Giusepe Garzi, presidente dell’Admo provinciale, ai genitori Sergio e Paola. A loro fianco la sorella della ragazza, Helga. Che ha sfilato indossando i colori della contrada “il Pozzo”, partecipando all’esibizione che si è tenuta allo stadio del “Buon riposo”. Lo stesso che vede quel Palio dei Micci i cui eventi scandiscono per tutto l’anno la vita di Querceta e delle sue contrade.
È al primo colpo di tamburo, battuto dopo che hanno suonato le trombe in bianco e rosso, i colori del “Pozzo”, che la folla si ammutolisce: perché Sara Gabrielli “Pozzy”, come amava farsi chiamare la ragazza, era una tamburina. Il suo posto oggi è vuoto. E sembra un’immagine venuta da lontano quel ragazzo in costume che sfila tenendo tra le mani proprio lo strumento che è stato dell’amica e compagna di tante sfilate ben più gioiose.
I colori del palio ci sono tutti: il bianco-rosso del “Pozzo”, il bianco-blu del “Cervia”, il giallo-blu della Madonnina, il giallo-verde del “Ranocchio”, il rosso-verde della “Lucertola”, il giallo-rosso del “Leon d’oro”, il rosso-blu del “Ponte”, il bianco-nero della “Quercia”. E ci sono le delegazioni arrivate da fuori Versilia: quelle dei rioni “Ferrara” e San Michele di Pescia, quella del borgo San Luca da Ferrara, la contrada di Porta Romana da Ascoli Piceno, una delegazione da Massa Marittima. E la rappresentanza della Federazione nazionale sbandieratori.
Volano in alto le bandiere del “Pozzo”, poco dopo che la bara è stata adagiata sull’erba verde dello stadio dalle gradinate affollate. È la “grande squadra”, musici e sbandieratori che agiscono insieme, perfettamente sincronizzati. Volano fino al cielo i palloncini, quando il funerale laico è terminato ed i ragazzi e le ragazze di tutte le contrade danno fiato agli strumenti e battono i tamburi tutti insieme, per accompagnare la bara della loro amica. «La rivalità se è sana sa anche unire», ricorda nell’orazione funebre Massimo Balderi, che della contrada “il Pozzo” è il presidente. La rivalità dei colori, dello spettacolo, della canzone che vince, del miccio più forte, e non è nemmeno finita che poi già si pensa all’anno dopo. «Sara non passava inosservata - ricorda Balderi -: era un vulcano di idee e iniziative e aveva un sorriso che era uno spettacolo e trasmetteva benessere. Noi non lo dimenticheremo mai quel tuo sorriso...Ciao, Sara Pozzy». «Sara vivrà con noi in tutte le manifestazioni che faremo», così l’intervento di Franco Burroni, presidente della Pro Loco, rivolto ai genitori della ragazza. Della quale il sindaco di Seravezza, Ettore Neri, si è detto «onorato» di essere stato concittadino: «Sara - ha proseguito il sindaco - aveva grande carisma e capacità di fare gruppo e amare la vita civica. Alla sorellina Helga e agli altri ragazzi che l’hanno conosciuta dico di essere orgogliosi e fieri e di farsi portatori ognuno del futuro di Sara... Seguitene gli insegnamenti e fatene tesoro». E nel terminare il commosso intervento, Neri ha voluto aggiungere: «Sara, questo stadio sarà per sempre la tua casa». Prima che i tamburi riprendessero a suonare, quasi non dovessero smettere mai per non lasciare il posto al silenzio e al vuoto che il lutto tanto assurdo ha lasciato nella piccola comunità, Massimo Massetti, in rappresentanza della Federazione italiana sbandieratori, ha voluto aggiungere: «Sara, continuerai a seguirci ovunque, nelle piazze d'Italia».
Sara che amava fotografare gli amici, le cene al ristorante cinese, l’impegno sociale (sono state raccolte offerte da destinare ad Emergency), la sua contrada. Sara che gli amici, nel registro delle esequie, chiamano la “rossa” e che uno striscione allo stadio ricorda così: “Era quel tipo di persona a cui la bocca era stata fatta apposta per sorridere e quando sorrideva ci sapeva proprio fare”.
(hanno collaborato
Tiziano Baldi Galleni
e Gabriele Buffoni)
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