Gioco
Io, turista italiano trattato per ore come un clandestino
Il racconto di Damiano Sanna, fermato insieme al padre all’aeroporto di Mosca perché il loro visto era scaduto
LIDO. Essere bloccato alla frontiera di un paese straniero e trattato come un clandestino. Mentre accanto i turisti e i cittadini “normali” passano indisturbati la frontiera. L’esperienza vissuta da Damiano Sanna, figlio del senatore Francesco, rimasto con il padre e due fratelli per ore all’aeroporto di Mosca per via di un visto scaduto fa riflettere e merita di essere raccontata. Così questo ragazzo di 19 anni (figlio del consigliere comunale Anna Graziani) ha preso carta e penna e - in questi giorni in cui a Forte dei Marmi si parla di reti per impedire ai venditori ambulanti di riposarsi all’ombra - ha voluto mettere nero su bianco in maniera decisa ciò che gli è accaduto.
«Rimanere bloccato nella sala d'attesa di un aeroporto per quanto scomodo e spiacevole - esordisce Sanna - non è una esperienza rara o sconvolgente. Quando accade però di trovarcisi perché le autorità doganali non ti consentono di raggiungere il tuo paese, l'esperienza risulta molto più spiacevole. Questo è quanto accaduto a me alla mia famiglia, fermati all'aeroporto di Mosca per un errore nell'emissione del visto. A causa di una discrepanza di poche ore tra lo scadere del visto e l'ora di partenza la nostra condizione è risultata essere quella di stranieri irregolarmente presenti sul suolo russo con tutte le problematiche che ne conseguono».
Poi Damiano presenta una importante riflessione. «Una condizione, quella di irregolare - spiega ancora il giovane - che nessun cittadino italiano crede che gli verrà mai attribuita. Estinta nella nostra memoria l'immagine degli italiani che a milioni arrivavano nei freddi porti americani per cercare fortuna, quello di clandestino è un aggettivo che colleghiamo solo a quegli stranieri che spesso assistono i nostri anziani, raccolgono le nostre arance e vengono mandati a vendere sulle nostre calde spiagge. Ma il caso alle volte ci stupisce e nelle difficoltà ci offre la possibilità di vedere una frazione di mondo attraverso gli occhi dei più sfortunati. A me ha riservato l'esperienza di dover comunicare con persone che non parlavano la mia lingua ( e spesso neppure l'inglese) perché in virtù di un pezzo di carta io ero l'irregolare e loro le autorità che avrebbero deciso se farmi ripartire o no».
Il richiamo successivo è per tutte le persone che dimenticano che a tutti prima o poi può accadere di trovarsi dalla parte sbagliata della rete. «E mentre vedevo i cittadini russi varcare il check in - conclude Damiano - forse quegli stessi che fanno la fortuna delle nostre amate località turistiche e per la serenità dei quali ci curiamo di tenere a distanza i clandestini (anche se a questo punto del racconto è forse meglio dire Vu cumprá per non confonderci) mi sono seduto su una delle scomode poltroncine ringraziando Dio del fatto che una rete non le riservasse ai soli cittadini russi. Accanto a me era sdraiato un pover'uomo che ho capito subito non essere là per prendere un aereo ma per trovare un posto dove passare la notte e ho pensato che il problema non si trova semplicemente nel non dimenticare la difficoltà dello straniero in quanto tale ma comprendere che nessuno, italiano, russo, americano o senegalese si possa sentire al sicuro in una società dove accanto alle auto di lusso convivono persone che non hanno nulla e dove ai più deboli è riservata non maggiore ma minore attenzione perché se così fosse il disgraziato, il clandestino domani potresti essere tu».
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