Il Tirreno

Versilia

Lunghe scie d’alga in acqua: si pensa a mezzi pulisci-mare

di Donatella Francesconi

Capitaneria e Arpat al lavoro: le analisi escludono che ci sia inquinamento Si tratta di un fenomeno tutto naturale, ma in spiaggia si lotta col lavarone

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VIAREGGIO. Il fenomeno è ben visibile dalla Lecciona a Forte dei Marmi, ma interessa anche le acque di Carrara e quelle della costa livornese: lunghe “lingue” di materiali che galleggiano e fanno gridare all’inquinamento. Ieri mattina i numeri della guardia costiera sono stati presi d’assalto: balneari e bagnanti segnalavano e protestavano. Ma già da qualche giorno la Capitaneria di porto viareggina si è messa al lavoro per vederci chiaro coinvolgendo l’Arpat (Agenzia regionale per l’ambiente) per le analisi necessarie a chiarire la consistenza del fenomeno.

In stretta collaborazione con Arpat sezione di Pietrasanta, sono stati effettuati a scopo precauzionale alcuni campionamenti più approfonditi negli specchi acquei risultati particolarmente sporchi, così da poter fornire - spiega la Capitaneria - «una risposta certa ed esaustiva, anche sotto l'aspetto scientifico, all'utenza, agli operatori portuali ed alla collettività».

Dai controlli è emersa - spiega il capitano di corvetta Federico Giorgi, particolarmente dedito alle tematiche ambientali al centro del lavoro della Capitaneria guidata dal comandante Pasquale Vitiello- che dalla Lecciona fino a Forte dei Marmi c’è la presenza in acqua «di chiazze di materiale in gran parte organico, principalmente alghe, arbusti, legname di piccola taglia e pollini. Che, accorpandosi ed acquistando una certa densità, tendono a galleggiare in sospensione seguendo le correnti per poi frammentarsi e disperdersi in prossimità della riva: in presenza di tali materiali, le acque appaiono in effetti con una colorazione giallastra, torbide e poco cristalline, talvolta maleodoranti, facendo presagire forme di inquinamento a turisti e bagnanti desiderosi invece di un buon bagno ristoratore».

I risultati di laboratorio hanno evidenziato che le chiazze colorate - questo l’esito degli accertamenti - «sono verosimilmente attribuibili ad una copiosa fioritura di alghe fitoplanctoniche, fenomeno abbastanza frequente di questi tempi».

In particolare, Arpat «ha rilevato elevate concentrazioni dell'alga unicellulare “Prorocentrum micans”, della famiglia delle Dinoficee, che in questo periodo dell'anno tende a riprodursi nel nostro tratto di mare, soprattutto in prossimità della costa, anche grazie al progressivo innalzamento delle temperature, alla bassa salinità ed al mare calmo. L'alga, che può raggiungere varie forme e dimensioni, è presente in tutti i mari italiani è non tossica per l'uomo». Il fenomeno è stato segnalato, in questi stessi giorni, lungo tutta la costa Toscana.

L’elemento rassicurante - la di là che non sia invogliante nuotare in mezzo alle lingue composte da alghe e da tutto il resto del materiale galleggiante che viene raccolto - è le analisi effettuate «hanno scongiurato la presenza di idrocarburi od altre sostanze chimiche pericolose per la salubrità delle acque, per l'ambiente marino e per le persone».

Fenomeno tutto naturale, dunque. Per contrastare il quale, la Capitaneria avanza un suggerimento diretto ai Comuni: «Per ovviare a questa problematica ed a quella più generale della sporcizia in mare, sono comunque già in corso contatti tra Autorità marittima ed amministrazioni civiche rivierasche al fine di rispristinare, come avveniva in passato, un servizio di pulizia delle acque costiere tramite apposite unità navali».

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