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Versilia

Trema la Darsena che conta: affari d’oro a bordo banchina

di Donatella Francesconi
Trema la Darsena che conta: affari d’oro a bordo banchina

Le indagini del Procuratore Fabio Origlio sono ad un passo da essere chiuse La testimonianza: ecco come gli approdi moltiplicavano guadagni per tutti

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VIAREGGIO. Attraversa come un vento la Darsena viareggina, in un turbinio di carte, verbali di sequestro, atti che affollano gli studi legali: l’inchiesta della Procura di Lucca su banchine e concessioni delle stesse è agli sgoccioli. Il sostituto Procuratore Fabio Origlio è in ferie, ma l’attività di indagine, affidata al Comando provinciale dei carabinieri, non si ferma. Ed entro un mese - è la notizia battuta da radio-banchina - il fascicolo sarà completo.

Il porto trema. Perchè non c’è soggetto pubblico competente che non sia coinvolto nell’inchiesta che travolge studi legali e di commercialisti, oltre ai nomi che contano nella storia della nautica viareggina e a tutto un mondo che ruota intorno alle banchine, vero tesoro di ogni approdo.

Chi mastica di barche e dintorni racconta: «Il problema in Darsena è da sempre lo stesso, quello delle concessioni». Che sono di tre tipi: la banchina, le colonnine, i corpi morti. Se la concessione della banchina non è assegnata, ma lo è la colonnina, il “pasticcio” è già compiuto. «Sai come funzionava?», prosegue il racconto: «Funzionava che arrivava il maxi yacht e chiedeva l’ormeggio per i lavori. Si era rotta, faccio un esempio, la valvola “X” del componente “Y” che andava acquistata solo ed esclusivamente dal produttore esclusivo in capo al mondo. Passavano i mesi e lo yacht era sempre lì, autorizzato all’ormeggio di volta in volta». Se poi, quando il pezzo alla fine arrivava si rompeva - guarda caso - nell’installarlo o addirittura, magari, non era quello giusto, «il giro ricominciava». E le banchine destinate ai lavori si trasformavano in veri e propri approdi, dove i costi non erano certo quelli di un ormeggio turistico. Un’operazione a tutto vantaggio di coloro che, per esempio, su questo tipo di ormeggi avevano la concessione delle colonnine di acqua e luce. Con contorno di “guardiani” incaricati della sorveglianza, ma anche della custodia delle imbarcazioni. Ai quali venivano (e vengono) versate cifre che, in realtà, coprivano anche l’ormeggio. Un bel giro di “affari”, garantiti dalla legge non scritta del “ce n’è per tutti...”.

Sotto indagine ci sarebbe quanto accadeva sulle banchine della zona del Mercato ittico, dove ormeggiavano gli yacht dei nomi più prestigiosi, ma anche alcuni approdi nella zona della pesa pubblica, in via Coppino.

Era gennaio dello scorso anno quando Milziade Caprili, dai banchi del consiglio comunale, chiedeva pubblicamente: «Più volte ho sollevato il problema delle banchine. Ed ho sempre avuto risposte elusive. Non ci vorrebbe molto per appurare se chi prende i soldi per il posizionamento delle barche abbia i titoli per farlo».

A dare vita all’inchiesta della Procura sarebbe stato un esposto dettagliato che ha portato a numerosi sequestri, sia di carte che di computer e loro contenuto. Esposto che nasce dalla rabbia di chi in porto vorrebbe lavorare e non riesce a farlo a causa di un consolidato sistema “chiuso”. A proposito del quale la Procura vuole fare chiarezza ricostruendo concessionari, utilizzo delle concessioni e rispondenza delle stesse a quanto stabilito, giro di denaro.

Se non bastasse questo quadro, ancora radio-banchina racconta un’altra consuetudine, questa volta legata al mondo dei diportisti. «Io sono concessionario di un posto barca - così il racconto che abbiamo raccolto - ma la barca me la tengo in giardino, nel capannone, ovunque tranne che in acqua. Di concessione pago mille - per fare un esempio - ma a chi cedo il posto ne chiedo tremila. Il guadagno è bello e fatto. E nessuno controlla la rispondenza tra concessionario ed effettivo occupante».

Impossibile pensare che chi è chiamato a sorvegliare, a tutti i livelli, su questo complesso possa non sapere. Impossibile pensare che la nuova amministrazione comunale, per quanto di propria competenza non sia chiamata a mettere ordine. Anche in previsione degli esiti che potrà avere l’inchiesta che promette fuoco e fiamme.

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