Il Tirreno

Versilia

Sette anni al maresciallo della Finanza

di Luca Tronchetti
Sette anni al maresciallo della Finanza

Maxi condanna per i regali che si sarebbe fatto dare dai commercianti con cui millantava di poter “ammorbidire” i controlli

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VIAREGGIO. Una stangata. Sette anni di reclusione con interdizione perpetua dai pubblici uffici. La carriera del maresciallo della guardia di finanza, Vincenzo Salzano, 53 anni, da tempo sospeso dal servizio, in pratica finisce quì. Anche se il suo legale, il professor Enrico Marzaduri, una volta presa visione delle motivazioni della sentenza darà battaglia in Appello. Il collegio giudicante (presidente Valentino Pezzuti, a latere Letizia Di Grazia, alla sua ultima udienza visto che da oggi andrà in pensione, e Riccardo Nerucci) condanna per concussione e millantato credito il sottufficiale delle fiamme gialle uniformandosi alle richieste della pubblica accusa (retta dal pm Elena Leone) che nella sua elaborata requisitoria chiede 8 anni per il finanziere infedele che da 15 anni vive a Viareggio. Nelle pieghe della sentenza c’è spazio anche per proscioglimenti ed assoluzioni. I primi riguardano le condotte illecite del maresciallo addetto alle notifiche nella Compagnia della Gdf di Viareggio antecedenti al 1998 in quanto prescritte. La seconda è legata al millantato credito nei confronti di un falegname. Lo stesso che, assieme ad un altro testimone ritenuto reticente (perlomeno in aula visto che durante l’indagine preliminare non aveva avuto esitazioni sulle pressioni esercitate dall’imputato), rischia di subire un procedimento penale con l’accusa di falsa testimonianza. Il pubblico ministero infatti ha trasmesso i verbali d’interrogatorio alla procura perché valuti la possibilità dell’incriminazione.

Un’ora di camera di consiglio. Il tentativo della difesa di spostare i termini della questione sul nuovo reato di concussione per induzione indebita (entrato in vigore nel ddl anticorruzione del maggio 2012) che avrebbe comportato una riduzione sensibile della pena non è stata recepita dai giudici del tribunale usciti dalla camera di consiglio dopo un’ora e dieci minuti con il dispositivo di condanna per concussione per costrizione.

Le accuse. Vincenzo Salzano venne arrestato nel giugno di tre anni fa dai colleghi della finanza di Viareggio. Per l’accusa il maresciallo aiutante da tempo teneva in scacco almeno tre titolari di esercizi commerciali: un ristorante-enoteca, una pasticceria, un negozio di parrucchiera. La divisa era il suo biglietto da visita. Con la sua aria tranquillizzante millantava di poter sistemare qualsiasi pratica, di poter «ammorbidire» i controlli, mettere al riparo i commercianti dalle grinfie del fisco. In realtà, anche se avesse voluto, per il suo ruolo decisamente marginale sia a livello amministrativo che decisionale all’interno delle fiamme gialle non avrebbe potuto muovere un dito. Non si occupava infatti di verifiche fiscali in ditte e aziende, ma era un addetto alle notifiche, alla ricezione degli esposti e alle indagini su qualche assegno protestato. Un po’ poco per incutere terrore.

Vino e champagne. L’indagine durò 45 giorni ed ebbe inizio durante una verifica della tributaria in uno di quei negozi che da tempo elargiva beni e servizi al maresciallo Salzano in cambio della sua protezione. Tra i «doni» ricevuti dal sottufficiale bottiglie di pregiato Sassicaia o di champagne Tattinger, chili di parmigiano dop e pesce fresco, pasticceria da gustare alla domenica e un servizio quasi settimanale di messa in piega per moglie e figlia.

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