Il dolore
Perseguitava la ex, condannato
Un anno e sei mesi per maltrattamenti e stalking la pena per un viareggino di 50 anni
VIAREGGIO. Condanna ad un anno e sei mesi per maltrattamenti e stalking: è finita così, davanti al giudice Nidia Genovese (Tribunale di Lucca, sezione distaccata), la storia che ha visto una quarantenne viareggina costretta a rivolgersi alla giustizia per mettere fine alla persecuzione del suo ex convivente, un cinquantenne anche lui viareggino che lo scorso anno è stato anche arrestato. Una convivenza, tra due persone già adulte, durata una decina d’anni e alla quale la donna ha deciso di mettere fine quando - dopo anni di maltrattamenti soprattutto psicologici - si è ritrovata l’uomo che le puntava un coltello alla gola. La storia termina e la donna si trasferisce, per un po’, a casa dei familiari. Ma l’uomo non accetta - come troppo spesso accade - la fine della relazione. A raccontare l’incubo della propria cliente è l’avvocato Paola Memmola: «Si susseguono i regali, la ricerca continua di un contatto, la pressione psicologica costante per tornare insieme. Ma l’atteggiamento dell’ex convivente in un caso di stalking che gli stessi carabinieri che hanno indagato fino in fondo hanno definito da manuale - è altalenante. Da una parte le lusinghe, dall’altra gli atti denigratori. Come quello di inviare a bar ed esercizi commerciali le immagini private della mia cliente, sotto forma di comunicazioni rigorosamente anonime». Mezza città si ritrova questo materiale in mano, condito di «scritte offensive nei confronti della donna». Che l’uomo comincia anche a seguire: «Se lo trovava ovunque: nei luoghi che frequentava, sotto casa, sul posto di lavoro». L’uomo da una parte cerca il contatto continuo, e su questo imposterà la propria difesa in Tribunale sostenendo che chi li ha visti insieme non poteva che testimoniare che l’atteggiamento di lei non era di ostilità. Dall’altra, invece, la donna continua a trovare le gomme dell’auto squarciate, così come quelle della bici, e a ricevere decine e decine di telefonate anche anonime. «La mia cliente - sottolinea l’avvocato Memmola - ha sempre evitato scenate in pubblico, anche perchè terrorizzata dalle reazioni del suo ex convivente». Il tribunale ha dato ragione a lei, alle indagini dei carabinieri e all’accusa sostenuta dal pm Sara Polino.
Donatella Francesconi
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