La manifestazione
Banca condannata a maxi-risarcimento per i bond argentini
Intesa San Paolo dovrà rimborsare quasi 200mila euro a un portiere d’albergo che aveva investito nei titoli truffa
VIAREGGIO. Aveva visto andare in fumo 150mila euro di un’eredità di famiglia, investiti in titoli argentini poco prima del crack del Paese sudamericano. I famosi “tango bond”, che nel 2001 hanno incenerito migliaia di patrimoni. E come tanti altri risparmiatori beffati, l’uomo - un portiere d’albergo originario di Firenze ma che da tempo vive e lavora a Viareggio - ha fatto causa alla sua banca per ottenere la restituzione della somma.
Oltre dieci anni dopo il tribunale gli ha dato ragione. Condannando l’istituto di credito che gli aveva venduto il prodotto, la banca Intesa San Paolo, a un maxi-risarcimento da 200mila euro: la somma investita più gli interessi.
La vicenda. È il 2000, la crisi economica è ancora lontana (almeno in Europa). L’uomo, addetto alla receptionist di un hotel, è attirato dall’idea di poter far fruttare un’eredità di cui è appena entrato in possesso. Dopo qualche investimento in Bot, Cct e simili, arriva l’opportunità targata Argentina. Obbligazioni che offrono tassi d’interesse alti, e per questo vengono sponsorizzati da troppe banche come investimenti sicuri. L’uomo firma due acquisti di titoli, il primo da 43mila euro e il secondo da 100mila. Ma come sanno tutti coloro che hanno un minimo di conoscenza sulla Borsa, investimenti e guadagni sicuri non ce ne sono. O meglio: solo i pescicani sanno come guadagnarci. E l’uomo, un pescecane della finanza non lo è di certo. Pochi mesi dopo, infatti, l’Argentina va gambe all’aria e i tango bond diventano carta straccia. Così il portiere si affida agli avvocati Roberto Polloni e Antonio Ricci Armani per ottenere il rimborso in tribunale.
La difesa della banca. L’istituto di credito sostiene che l’investitore era tutt’altro che inesperto, visto che aveva già acquistato in Borsa dei titoli simili ai titoli obbligazionari argentini. E comunque era stato informato con il documento generale sui rischi degli investimenti, che viene sottoposto ai clienti che vogliono “giocare” in borsa assieme al contratto-quadro. Inoltre, la banca - così sta scritto nella sentenza - sostiene che il collasso economico dell’Argentina non era prevedibile.
Le motivazioni dei giudici. La difesa dell’istituto di credito è stata respinta dai giudici del tribunale di Firenze. Che non hanno creduto alla versione dei funzionari, e cioè che è stato il cliente a chiedere con insistenza di acquistare i titoli tossici. Inoltre, spetta alla banca valutare il profilo di rischio dell’investitore: un portiere d’albergo non rientra nelle categorie che possono essere considerate esperte, e quindi la banca avrebbe dovuto mettere per iscritto che gli sconsigliava l’acquisto. È questo un vero e proprio obbligo che, se non mantenuto, porta quasi in via diretta alla restituzione della somma investita. Quanto alla prevedibilità del crack dell’Argentina, i giudici hanno citato una nota della Consob (la commissione di vigilanza sulla Borsa) del 1999 che parlava dei rischi evidenti dei titoli argentini per via della recessione economica in corso. Perciò il tribunale ha condannato la banca a rimborsare il cliente.
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