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Strage, cisterne via Viareggio perché meno abitata di Bologna
La difesa dei legali di Rfi: non si soddisfa l’esigenza di giustizia condannando degli innocenti L’udienza preliminare prosegue anche oggi. Tra una settimana la decisione del giudice
VIAREGGIO. «Chi ha il coraggio di dire che non siamo sensibili a queste vittime? Non può dirmi questa cosa sul presupposto che io sono sensibile anche a che innocenti non siano condannati. Non si soddisfa esigenza di giustizia condannando innocenti, caro Enrico Marzaduri! Assolvere innocenti non è far torto alle vittime!». Era il giorno delle controrepliche, ieri nell’aula del Polo fieristico di Lucca. Dove gli avvocati degli imputati (33 persone fisiche, più le imprese) hanno preso la parola per rispondere alle repliche di Procura e avvocati delle parti civili. Con le parole citate tra virgolette si è espresso l’avvocato Luigi Stortoni, difensore di Giovanni Costa, dirigente di Rete ferroviaria italiana. Enrico Marzaduri, professore universitario e avvocato tra i più noti non solo nel procedimento giudiziario per la strage di Viareggio, è il legale della Provincia, costituitasi parte civile, e di Daniela Rombi. Che, a proposito di vittime, nella strage ha perso la figlia, Emanuela Menichetti, di soli 21 anni.
Strage. Un termine intorno al quale hanno ruotato molte delle arringhe dei difensori degli imputati legati al Gruppo Ferrovie e alle se aziende. E chi non l’ha fatto, pur appartenendo a quella “squadra”, si è messo in luce per lo stile diverso che ha voluto e saputo portare in aula. «Una breve notazione sul fatto che non si tratti di una strage ma di una tragedia, un incidente, una terribile fatalità»: questa volta a parlare così è l’avvocato Gaetano Scalise, anche lui in quota Rfi. Troppo esperto per età e mestiere per non sapere - pur nell’esercizio insindacabile del diritto di difesa - l’effetto che queste affermazioni fanno sui familiari delle vittime.
Suggestioni. È la parola che più si è ascoltata nell’udienza di ieri. Sono quelle che la Procura avrebbe portato nelle parole del sostituto Procuratore, Salvatore Giannino. Suggestioni sarebbero - per l’avvocato Ludovica Giorgio (Fs Logistica) perfino lo scambio di e-mail, nero su bianco, portati all’attenzione nell’articolata replica della Procura. le stesse e-mail che Fs Logistica invia a Gatx all’alba del 30 giugno chiedendo con toni da panico (il materiale è disponibile sul sito www.iltirreno.it) di conoscere tutto ciò che gli era sconosciuto in merito ai carri noleggiati e andati a comporre il treno della morte lungo i binari di via Ponchielli.
Così Ancora Scalise parla - riferendosi ancora alla replica della Procura . di «fascino di una tesi suggestiva». Tesi alle quali i legali di Ferrovie e delle sue aziende contrappongono argomenti considerati forti, adatti a convincere il giudice. Ma che- qualsiasi sia l’esito - qualche brivido lo mettono. Per esempio considerando come vengono spiegato l’esito dello studio commissionato a prestigiose università italiane. Quello studio lungamente illustrato dal pm, Giannino. La tratta che il treno deragliato a Viareggio (partenza da Trecate arrivo a Gricignano) «aveva - è ancora l’avvocato Scalise a spiegarlo - un indice di rischio inferiore ». In quanto per far viaggiare le cisterne cariche di Gpl che morte e distruzione hanno seminato in meno di cinque minuti «è stata scelta una linea meno antropizzata». In realtà, un altro itinerario ci sarebbe, ammette Scalise: «Quello che passa da Bologna ma più antropizzato». Così il Piano di rischio delle Ferrovie, datato 2001: «Riassumendo - conclude Scalise - ho applicato il piano predisposto e le indicazioni che provenivano da quello studio».
Ma in via Ponchielli non sono morti trentadue ranocchi:perché non c’è piano che non abbia le sue variabili. Nel caso del disastro ferrovario di Viareggio la variabile sono state trentadue vite umane, trentadue persone che avevano deciso di vivere non in una palude, ma in una città.
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