Il dolore
Se il processo è una pena, il cimitero cos’è?
La replica dell’avvocato Graziano Maffei (Comune) fa entrare il treno nell’aula del Polo fieristico
VIAREGGIO. «Ma di cosa stiamo parlando?»: più di uno, tra gli avvocati degli imputati legati a Ferrovie, ha utilizzato questo intercalare nelle proprie arringhe. La risposta è arrivata nella replica di Graziano Maffei, avvocato del Comune costituitosi parte civile, oltre che di familiari delle vittime e feriti: stiamo parlando di un treno. E poi di sangue, fumo, polvere, fuoco, carni e lamiere che bruciano. Perché Maffei ha ripercorso l’evento che ha causato la tragedia metro per metro, pezzo per pezzo, così come nelle ricostruzioni della polizia scientifica prima e delle relazioni della Polfer poi.
C’è un treno. Un treno che è deragliato, che ha visto una cisterna carica di Gpl squarciarsi, il gas uscire, raggiungere le case in una tiepida tarda serata di inizio estate. E c’è un processo, che è già una pena, hanno sottolineato gli avvocati degli imputati: «Ma sapesse che pena è -ha sottolineato Maffei - andare al cimitero. Andare alle tombe dei propri bambini...».
Retorica? No, c’è un treno. C’è un treno esploso. E ci sono i morti, i feriti, la distruzione. E ci sono le cause che un processo dovrà appurare. Non solo in punta di diritto, ma anche - e la replica dell’avvocato che rappresenta il Comune è chiara su questo punto - in punta di binari e di tutto ciò che su di essi si è consumato.
«Io faccio fatica - continua Maffei - ad accettare che si giustifichi una scelleratezza additando una serie di mancanze altrui. Così come faccio fatica ad accettare che il picchetto si proponga come alternativa all’altro improprio utensile che sarebbe costituito dalla cosiddetta zampa di lepre, la quale avrebbe funzione liberatoria dalla responsabilità degli imputati. Sulla base dell’argomentazione “essa è ente di binario assolutamente insostituibile dal contesto ferroviario, solidale alla struttura del binario, costruita in acciaio speciale a indurimento. Il che tradotto vorrebbe dire che lo stolto che pretendesse di cancellare la zampa di lepre dal contesto ferroviario farebbe prima addirittura ad abolire la ferrovia». Ma - e così Maffei taglia con la scimitarra il “dibattito” picchetto/zampa di lepre - «bisogna mutare l’approccio. Perché anche la vita delle persone è insostituibile».
Quella vita che è stata strappata la notte del 29 giugno 2009 dal treno deragliato. Treno che, mentre Maffei parla, sembra attraversare l’aula come un fantasma. Accompagnato perfino dal ritmo che Maffei dà alla ricostruzione tecnica dell’evento. Con un messaggio forte e chiaro: chi vuole “giocare” con i trenini si faccia sotto...(d.f.)
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