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Versilia

La difesa di Fs: i familiari illusi dalla Procura

VIAREGGIO. È inevitabilmente il protagonista del confronto nell’aula dell’udienza preliminare: Armando D’Apote, avvocato difensore dell’amministratore delegato di Fs, Mauro Moretti, uno dei 33...

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VIAREGGIO. È inevitabilmente il protagonista del confronto nell’aula dell’udienza preliminare: Armando D’Apote, avvocato difensore dell’amministratore delegato di Fs, Mauro Moretti, uno dei 33 imputati nell’ambito del procedimento giudiziario per il disastro ferroviario di quattro anni fa a Viareggio. È D’Apote che, nelle sue arringhe, non ha risparmiato le critiche più feroci all’operato della Procura, arrivando perfino ad affermare che i familiari delle vittime «sono state in tutti questi anni forse addirittura illuse dall’ufficio della Procura». D’Apote punta il dito sull’asse come sola causa del deragliamento che ha portato la cisterna carica di Gpl ad essere squarciata: «Si è verificato un fatto raro: una cricca che si lentamente, inesorabilmente allargata, non è stata vista nel momento in cui doveva essere stata vista e tutto il resto si è tragicamente dipanato con una conseguenza causale quasi ineluttabile».

Da qui in poi il “buio” delle non responsabilità che Ferrovie invocano nella propria difesa. Con il picchetto «enfatizzato», continua D’Apote, «a favore dell’opinione pubblica che aspetta risposte come il vero punto su cui si innesca la responsabilità dei ferrovieri italiani».

È evidente, è ancora una delle arringhe di D’Apote, «che se un rotabile svia, se striscia, incontrerà un elemento che lo potrà squarciare». Per l’avvocato di Moretti quanto accaduto, perciò, «era prevedibile».

Tanto prevedibile che la commissione di indagine del ministero ha deciso di porvi rimedio, chiedendo ad Ansf un provvedimento. (d.f.)

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