Il Tirreno

Versilia

Morì dopo le operazioni quattro medici a giudizio

Imprenditore perse la vita dopo una serie di interventi chirurgici al Versilia Tutti gli imputati devono difendersi dall’accusa di omicidio colposo

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VIAREGGIO. Paziente oncologico viene operato e dimesso. Ma nelle ore successive accusa forti dolori all’addome - probabilmente a causa della rottura di una suturazione - e deve essere sottoposto a una nuova serie di interventi. Alla fine il paziente muore e così quattro medici del Versilia si ritrovano sotto processo di fronte al giudice monocratico del tribunale di Viareggio Valeria Marino con l’accusa di omicidio colposo. A occuparsi della vicenda è il sostituto procuratore Salvatore Giannino. Per il caso in precedenza era già stata chiesta l’archiviazione: ma la tenacia dei familiari, rappresentati dagli avvocati Elena Libone e Fabrizio Pelletti, ha permesso che il caso non venisse chiuso e si arrivasse al dibattimento di fronte al giudice. A essere chiamati in causa sono i medici Marco Arganini, Andrea Gozzini, Fortunato Zappia e Tiziano Ceragioli, tutti rappresentati dall’avvocato Enrico Marzaduri.

Il fatto. La drammatica vicenda ha avuto luogo nell’estate del 2007. Come messo in risalto dalla procura, 17 agosto l’uomo - un imprenditore camaiorese di 57 anni affetto da un carcinoma all’intestino - è stato sottoposto a un primo intervento chirurgico per l’asportazione del colon da parte dei medici Gozzini e Arganini. Dopo qualche giorno in ospedale, il 24, l’imprenditore viene dimesso. Ma il 25 l’uomo inizia ad avvertire forti dolori all’addome. I familiari - ma su questo punto non sarebbero stati eseguiti approfondimenti da parte dei due pm che in tempi successivi si sono occupati della vicenda - hanno raccontato alla procura che una guardia medica, dopo un consulto telefonico, avrebbe consigliato un antidolorifico.

Il calvario e la morte. Ma la situazione peggiora. e così l’imprenditore nella notte tra 26 e il 27 agosto deve essere ricoverato d’urgenza per una “deiscenza”, cioè la riapertura di una ferita precedentemente suturata. Nel pomeriggio del 27 l’uomo viene nuovamente operato da Zappia per sistemare la peritonite. Ma la situazione non migliora e il 2 settembre insorge una grave emorragia. Nella notte il paziente viene operato, questa volta da Ceragioli. Ma l’odissea in sala operatoria non è ancora finita. Dopo qualche ora infatti l’uomo finisce di nuovo sotto i ferri per cercare di stabilizzare la situazione. Dopo un trasferimento all’ospedale di Carrara per una serie di accertamenti e un altro intervento al Versilia alla fine l’uomo è spirato l’11 settembre.

Le indagini. A quel punto è partita un’indagine affidata al pm Benedetta Parducci che, dopo i risultati di una prima perizia, aveva chiesto l’archiviazione del caso. Ma gli avvocati della famiglia hanno evitato la chiusura del caso, passato nel frattempo a Giannino che ha chiesto e ottenuto il rinvio a giudizio. La vicenda a questo punto dovrà essere chiarita di fronte al giudice.

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