Il Tirreno

Versilia

Strage, due settimane per il verdetto del giudice

di Donatella Francesconi
Strage, due settimane per il verdetto del giudice

Entro il 20 la fine dell’udienza preliminare e la decisione del gup Dal Torrione Ferrovie: non è stato un incidente sul lavoro, la Procura si è sbagliata

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VIAREGGIO. Udienza preliminare da chiudere entro il 20 luglio, nonostante lo sciopero nazionale degli avvocati ed i mille impegni che tutti gli avvocati che affollano l’aula del Polo fieristico di Lucca hanno. Si ricomincia martedì 9: davanti al giudice Alessandro Dal Torrione parla la Procura. Aldo Cicala (Procuratore capo) ed i sostituti Giuseppe Amodeo e Salvatore Giannino hanno lavorato tre anni prima di arrivare a chiudere le indagini. Quasi centomila le pagine agli atti, per un’inchiesta che attraversa Germania, Austria, Italia e si sviluppa lungo i pezzi della tragedia: dall’asse che si spezza, al treno che deraglia, alla cisterna che si squarcia. Tecnica e diritto, quello nazionale e quello internazionale, si incrociano e sovrappongono in una danza che i legali degli imputati, in questi giorni, hanno più volte raccontato in aula. Un filo lega - secondo l’avvocato Alberto Mittone (uno dei difensori per Trenitalia) - tutti i protagonisti della “scene” di questo balletto: il principio dell’affidamento. In base al quale, però, alle fine si ritrovano in 33 sotto inchiesta ed appesi all’incognita del possibile o meno rinvio a giudizio.

La difesa ascoltata in questi giorni di udienze racconta - in sintesi - che tutti si affidavano a tutti, salvo poi scaricare davanti al giudice le responsabilità a cascata gli uni sugli altri. «Gli esponenti delle Ferrovie dello Stato non avevano poteri impeditivi dell'evento», così si è espresso ieri mattina l’avvocato Antonio Fiorella (Foro di Roma, per Trenitalia ed Fs Logistica): «La posizione di garanzia non è assolutamente individuata perché a fronte delle norme generiche individuate dalla Procura esistono invece norme specifiche dettate a livello comunitario». Ma il motivo dominante della giornata di ieri è stato ancora una volta il contestare i capi di imputazione formulati dalla Procura, là dove si toccano le responsabilità in materia di infortunio sul lavoro. «Le nostre imputazioni - ha sostenuto con forza l’avvocato Fiorella - sono imputazioni per eventi verificatisi fuori dal luogo di lavoro».

Stessa argomentazione per l’avvocato Alfonso Maria Stile: «Il disastro non è stato causato dalla violazione delle norme sul lavoro. Le misure tecniche, poi, che si assume non essere state assunte nell'interesse economico e finanziario dell'ente non sono misure relative alla sicurezza sul lavoro ma alla sicurezza ferroviaria».

Per Stile «qui si tratta di sicurezza del trasporto ferroviario - che è estraneo dalla responsabilità amministrativa dell'ente - e non di sicurezza del lavoro. La Procura si è sbagliata! È un equivoco palese ed esplicito nella contestazione. Il disastro non è stato causato dalla violazione delle norme sul lavoro».

Detto ciò, prosegue Stile, per quanto riguarda «il Sistema integrato di gestione della sicurezza (Sigs, ndr), Rfi è organizzata in maniera che si oserebbe quasi dire perfetta». Torna, nell’intervento del legale, il meccanismo per cui avere le carte in regola («Questo Sigs è assolutamente certificato in conformità») significa automaticamente essere concretamente e materialmente “fuori pericolo”.

Ma se c’è una certezza nella tragedia che s’è portata via 32 persone, è che il castello di carte non ha salvato nessuno di coloro che oggi non è più con noi.

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