Il dolore
Dalle baracche lungo il mare alle cattedrali del bel mondo
Nel 1929 il Comune promosse un concorso nazionale per un progetto di completa sistemazione della spiaggia. E Viareggio cambiò il suo profilo
di PAOLO FORNACIARI
Da domani, nuove immagini della Versilia che allora era Viareggio, principalmente, Lido di Camaiore, Marina di Pietrasanta e Forte dei Marmi: le architetture delle grandi e moderne strutture alberghiere, l'Hotel Oceano di Lido di Camaiore e il Principe di Piemonte di Viareggio, una originale ed inedita fotografia della Passeggiata di Viareggio dopo la violenta mareggiata del 1935 e un'immagine densa di poesia del porto di Viareggio che ricorda l'epopea della marineria velica viareggina.
Le belle immagini della "Versilia ritrovata" illustrano una realtà che va dagli anni Trenta agli anni Cinquanta, documentata attraverso centinaia di fotografie che mostrano le splendide architetture balneari: le imponenti “cliniche del piacere”, maestose “cattedrali del bel mondo” come i grandi Hotel; le fantastiche “fabbriche di emozioni” rappresentate dai bagni su palafitte; le gioiose e variopinte atmosfere degli “svaghi della vacanza”, riprese in spiaggia, tra paraventi e parasole, e sui viali a mare, tra ristoranti, caffè concerto e dancing.
Un panorama assortito, risultato di una agguerrita concorrenza fra le stazioni balneari alla moda italiane ed europee, impegnate nella valorizzazione della propria specifica realtà ambientale, ma anche nel continuo potenziamento e abbellimento del tessuto ricettivo turistico. Con il fine più o meno dichiarato del primato di stazione balneare alla moda per bellezza del paesaggio e per mondanità.
Un primato che Viareggio si aggiudicò, come è testimoniato da un giornalista parigino che in una lettera pubblicata nel numero unico “Regina Hotel”, stampato a Viareggio nel settembre 1913, decretò “la sovranità delle spiagge viareggine”: «Viareggio con la sua conca meravigliosa che pare tutto un sorriso, coronata dalla chiostra superba delle Apuane, esercita un fascino speciale al quale non hanno saputo resistere i poeti e gli artisti più illustri che hanno sognato di vivere qui i loro giorni più lieti. Viareggio ha per sé un grande e luminoso avvenire: questa spiaggia incantata che si trova su tutte le linee internazionali, godrà fra pochi anni una fama mondiale che attirerà nel suo seno una folla cosmopolita».
Il “luminoso avvenire” fu caratterizzato dal potenziamento del settore ricettivo, con la realizzazione di eleganti e confortevoli alberghi come l'Excelsior, il Select, oggi Principe di Piemonte, l'Imperiale e con l'ampliamento di quelli già esistenti, come nel caso del Grand Hotel & Royal.
Nel 1929 Viareggio contava 2 alberghi di lusso (per un totale di 550 posti letto), 11 di prima categoria (1130 posti letto), 26 di seconda (964 posti letto), 29 di terza (525), senza considerare le innumerevoli piccole pensioni e la quasi totalità delle case private che d'estate i viareggini aprivano ai “bagnanti”, ritirandosi nelle “casette” in fondo all'orto.
Dalle operazioni per la sistemazione della spiaggia e dei viali a mare, che non furono facili e celeri. Era necessario, come riportava anche l'”Illustrazione Toscana” del 1924 «arrestare la decadenza estetica della città per l'accumularsi delle baracche lungo il mare, per la posizione dei bagni che ostruiscono la visuale del mare».
Così in quell'anno il Consiglio comunale nominò una Commissione per lo studio di un «concorso nazionale per un progetto di completa sistemazione della spiaggia di Viareggio». Componevano la Commissione il sindaco Luigi Leonzi, il senatore Giovanni Rosadi, il professor Di Vestea, l'architetto Ugo Giusti, Galileo Chini e il pittore Giuseppe Viner. Il panorama della spiaggia, costituito dalle costruzioni delle baracche rosa, rosse, bianche, le cui architetture ricordavano nelle linee flessuose le anatomie dei velieri era destinato a scomparire. La Viareggio cambiò e in ossequio ai tempi ordine e simmetria sostituirono improvvisazione e fantasia.
Nel 1932, in un articolo pubblicato sulla rivista “Viareggio in maschera”, così veniva sintetizzato questo cambiamento: «Là, dove le dirute baracche mostravano fino a poco tempo fa il loro poco edificante aspetto, in assai strano contrasto con la ricchezza dei viali e con la maestà della natura, stanno ora sorgendo le agili, svelte ed armoniche costruzioni che faranno festa di colori e di gaiezza al sol d'estate».
Di tutt'altra opinione è Mario Tobino, che nel suo bel libro “Sulla spiaggia e di là dal molo”, ha scritto: «Al posto delle liete baracche sorsero delle costruzioni in cemento armato disegnate da architetti di Firenze, disegni fatti in ufficio, senza neppure l'ombra della disavvedutezza dei viareggini, nessun lontano barbaglio di quel concepire la vita come una festa».
La Viareggio, “Regina del Tirreno”, ebbe nel conte Umberto Boni il suo perfetto anfitrione. Personaggio eccentrico, sempre elegantissimo, gran ballerino, amabile parlatore, frequentatore ed animatore di feste e the danzanti, curò sotto lo pseudonimo di “Cravache” le rubriche mondane di numerose riviste locali e tenne corrispondenze con importanti giornali nazionali. E “Cravache” , su “Il Libeccio” dell'agosto 1929, fornisce una testimonianza delle innovazioni che stavano trasformando l'aspetto urbanistico ed architettonico della città e la vita mondana della Viareggio estiva: «Oggi Viareggio ha l'orgoglio di essere la più bella e la più frequentata fra le stazioni balneari d'Europa. I direttissimi, che prima passavano senza nemmeno accorgersi della sua presenza, adesso in atto di omaggio frenano le ruote e spalancano gli sportelli. E fra pochi mesi un'autostrada l'allaccerà con Firenze. Affluiscono durante l'estate duecentomila bagnanti e ventimila automobili. La colonia che un tempo era soltanto toscana, si è innestata con elementi di ogni regione d'Italia e di numerosi stranieri, specialmente dell'Europa orientale. Certo è che nell'estate la spiaggia è la più complessa tra la cinematografia e il più audace fra i quadri futuristi. È un'orgia di colori, di forme, di sessi, di età. È l'inno al sole, urlato da migliaia di voci, sulla sabbia d'oro, tra il verde arido e l'azzurro salso».
Ad onor del vero, la spinta alla modernità e al cambiamento che caratterizza la dimensione turistica e balneare della Viareggio dagli anni Venti in poi non trova tutti concordi. Ad esempio Leonida Repaci, fondatore e presidente del Premio Letterario Viareggio, nel luglio 1939 nel suo “Taccuino segreto”, registra: «Insomma la spinta di Viareggio verso la mondanità integrale non è mai stata così decisiva come oggi. Ciò può essere utile al richiamo di quel pubblico elegantone che viene al mare per giocare al bridge e per mettersi la sera in abito di società. Personalmente io penso con nostalgia alla Viareggio di trent'anni fa, che ho conosciuto attraverso l'opera e la conversazione di Lorenzo Viani; la Viareggio delle vacche pascolanti in libertà in riva al mare, delle donne intente a riparare le reti all'ombra di una vela, delle Madonne baluginanti tra i nembi ai naviganti, della folla pallida, raccolta all'orlo della battima, nelle giornate di libeccio, a spiare ansiosa il disperato mussare del veliero contro la tempesta. Questa Viareggio è morta per sempre».
Per finire: la fotografia del porto di Viareggio documenta la “Perla del Tirreno” come una realtà somma di due poli contrapposti che il canale Burlamacca unisce e divide. Da una parte la città "plaisir", chiassosa e solare, di là dal canale il microcosmo operoso delle darsene, la “meraviglia di Dio” di Lorenzo Viani. Verso questo mondo si è indirizzata l'attenzione artistica di Viani, verso la sua gente il suo mare, con trasporto passionale e con partecipazione.
Il rapporto fra mondo reale e mondo dell'arte è, nel caso di Viani, così stretto che arte e realtà si compenetrano totalmente affermandosi reciprocamente. Ecco che, quelle di Viani, sono opere che documentano una realtà recuperata dalla storia e dalla memoria, che non somigliano a quelle di nessun altro pittore: brucianti, allarmanti, ma anche liricamente struggenti.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
