Sicurezza
No alla riapertura della cava di Michelangelo
L’ente che gestisce i terreni a uso civico della montagna seravezzina contro la richiesta di Henraux per un nuovo piano di coltivazione
SERAVEZZA. Sulla riapertura della cava La Mossa da parte di Henraux esprime disapprovazione il consiglio dell’Asbuc, l’ente che gestisce i terreni a uso civico della montagna seravezzina. A loro dire infatti i terreni dove si trova la cava, attualmente di proprietà Henraux, essendo contesi nel processo sugli Usi civici di Roma, dovrebbero rimanere intatti, almeno fino a che il giudice non avrà deciso di chi sono realmente.
«Se dovessimo costruire un edificio, il primo passo da fare sarebbe quello di accertare la proprietà del suolo sul quale costruire - sostiene l’Asbuc - ma se qualcuno costruisse lo stesso al massimo uno potrebbe in forza di legge, abbattere il manufatto su ordine della Magistratura».
Altra storia è l’escavazione di marmo. «Che dire dei progetti di nuove coltivazioni di cava che la Henraux Spa intende portare avanti – scrive il consiglio dell’Asbuc - presenta studi e progetti su suoli che non sono suoi. Non solo, ma modifica in modo irreversibile un ambiente e capitalizza l’oro bianco solo per il profitto privato, mentre il marmo appartiene alle Comunità della montagna».
L’Asbuc sta portando avanti, insieme al Comune di Seravezza e la Regione, la causa su alcuni territori di privati, tra cui alcuni di Henraux, che secondo loro dovrebbero essere reintegrati tra le proprietà di uso comune.
«Vogliamo che a partire dal Parco delle Apuane, sia dispiegata tutta la tutela giuridica di cui la popolazione ha diritto. Siamo stanchi di vederci passare sotto il naso migliaia di tonnellate di “oro bianco” che arricchisce solo i soliti. Noi del consiglio Asbuc, facendoci portatori di una crescente rabbia che serpeggia nei paesi della montagna seravezzina, non ci stiamo a veder massacrato il nostro territorio a partire da terre la cui proprietà è quantomeno incerta».
Il piano di coltivazione di Henraux Spa, che dovrà essere approvato dal Parco, prevede la creazione di tre fronti di cava, nella zona della cava La Mossa, per poter estrarre un totale netto di più di ventimila tonnellate di marmo bianco in circa cinque anni. «Siamo stanchi – proseguono i consiglieri nella nota - di vedere lunghe file di camion dissestare strade e rendere pericolosi le vie che ogni giorno i residenti devono percorrere».
Tiziano Baldi Galleni
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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