Sicurezza
Caso Franceschi, tre mesi per i rinvii a giudizio
Ieri Cira Antignano, la madre del carpentiere morto nel carcere di Grasse, è stata ricevuta al ministero degli esteri accompagnata dalla senatrice Manuela Granaiola
VIAREGGIO. Incontro alla Farnesina, ieri, per Cira Antignano, madre di Daniela Franceschi, l’operaio viareggino morto nel carcere di Grasse in Francia. Accompagnata dalla senatrice Manuela Granaiola (Pd) e dagli avvocati Aldo Lasagna e Maria Grazia Menozzi, e dall’onorevole Donatella Ferranti, presidente della commissione Giustizia della Camera - Antignano (che non ha mai smesso di battersi per sapere la verità sulla morte del suo ragazzo) - ha incontrato l’ambasciatrice Cristina Ravaglia della Direzione generale del ministero degli esteri per gli italiani all’estero ed il console Barillaro. «Ci è stato spiegato - racconta Manuela Granaiola al termine dell’incontro - che domani saranno depositati i risultati del supplemento peritale che era stato chiesto dalla Procura per capire se c’erano responsabilità dell’ospedale. Per esempio in merito al mancato rispetto del protocollo, o ad un mancato invio dell’esito degli enzimi».
Una volta fatto questo passaggio, entro tre mesi - continua Granaiola - «la Procura di Grasse, o meglio il giudice Moran, decideranno sul rinvio a giudizio del medico e degli infermieri che sono indagati». Con l’accusa di non aver dato tempestivo esito clinico agli esami ai quali Daniele Franceschi era stato sottposto perché accusava forti dolori al petto.
«Da parte della Farnesina - assicura la senatrice - è stato rinnovato l’impegno per sollecitare la conclusione della vicenda».
Granaiola ha anche lamentato «la mancata risposta all’interrogazione urgente presentata sia sulla morte di Franceschi che su quella di Faraldi (il giovane di Ventimiglia morto qualche giorno fa nello stesso carcere di Grasse in circostante simili, ndr): mi è stato risposto che sarà sollecitata».
Mamma Cira ha chiesto notizie - per l’ennesima vota - degli organi del figlio che sono ancora in Francia. Quando le saranno restituiti non è dato saperlo perché - così la risposta - sono elementi di prova. E, dunque, tali debbono restare in attesa del processo che si terrà in Francia.
Daniele Franceschi, carpentiere, 36 anni, padre di un bambino oggi in età da scuola media, al momento della morte, era rinchiuso in carcere da oltre cinque mesi accusato di aver utilizzato una carta di credito falsificata e della quale era stato fatto un uso improprio. Daniele era in attesa di giudizio quando qualcuno ha pensato di condannarlo: a morte...
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
