Il dolore
Denunciato dai rivali, assolto assicuratore
Era accusato di non avere rispettato una sentenza del giudice che lo inibiva dalla professione
VIAREGGIO. Era accusato di aver svolto l’attività di assicuratore per due anni nonostante un’inibizione momentanea da parte del giudice del lavoro per una precedente condanna e una disoputa in corso con gli ex-soci. Ma in tribunale per Antonio Maffei, 56 anni, è arrivata un’assoluzione.
La vicenda risale al periodo 2007-2008, ma è stata discussa di fronte al giudice monocratico Valeria Marino soltanto ieri mattina.
Tutto è partito da una disputa legale tra Maffei e un socio con il quale divideva un’agenzia assicurativa in Darsena. Maffei era stato accusato di appropriazione indebita per essersi intascato, secondo l’accusa, parte delle provvigioni spettanti ai colleghi. Alla fine per l’uomo era arrivata una condanna.
Ma la vicenda non si era conclusa con questa decisione del giudice penale.
Lo scontro tra gli ex-soci era passato anche per gli uffici del giudice del lavoro (un’altra sentenza su una richiesta risarcimento danni è attesa per oggi) visto che gli accusatori temevano che Maffei, che nel frattempo aveva trovato impiego presso un’altra agenzia di Viareggio, potesse portarsi via i loro clienti.
Nell’agosto 2008 il giudice del lavoro aveva emesso un provvedimento che prevedeva un “patto di non concorrenza” tra Maffei e gli ex-soci. In pratica, secondo quanto stabilito dal tribunale, Maffei non poteva svolgere per due anni l’attività di intermediario assicurativo sul territorio della provincia di Lucca.
Secondo gli ex-soci l’uomo aveva continuato a svolgere questo tipo di attività provocando loro un danno commerciale.
La battaglia è quindi di nuovo tornata di fronte al giudice del penale per decidere se l’imposizione del tribunale del lavoro non fosse stata rispettata. Secondo il legale di Maffei - l’avvocato Elia Pedone - l’uomo lavorava solo come impiegato presso la nuova agenzia. Alla fine il giudice ha accolto questa tesi e deciso per l’assoluzione perché il fatto non è reato. Gli avvocati della parte avversa hanno già annunciato di voler ricorrere in appello.
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