Il Tirreno

Versilia

Giro di vite sulle famiglie che possiedono due case

di Matteo Tuccini
Giro di vite sulle famiglie che possiedono due case

Stangati i coniugi che dicono di vivere in abitazioni diverse nello stesso Comune A giugno dovranno pagare l’aliquota più cara su uno dei due immobili

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VIAREGGIO. Arriva la prima stoccata contro i furbetti dell’Imu. Il decreto approvato venerdì scorso dal governo Letta, infatti, contiene una sorpresa amara per i cosiddetti falsi residenti: quelle coppie di coniugi che dichiarano di vivere in due diverse case di proprietà, per pagare su entrambe l’aliquota agevolata dell’imposta sugli immobili. Un trucco che viene anche definito, in maniera scherzosa, delle false separazioni. E che in teoria dovrebbe essere sconfessato dai controlli delle polizie municipali, che verificano l’effettiva dimora della persona nella casa.

A giugno si paga. Ebbene: leggendo il decreto, si scopre che se i due coniugi hanno la residenza nello stesso Comune, uno dei due immobili viene considerato seconda casa. E quindi non viene accordata la sospensione prevista per le abitazioni principali, così come annunciato dal governo: a giugno, insomma, si dovrà pagare la prima rata. E con l’aliquota, ovviamente, di riferimento per le seconde case: il 10,6 per mille, anziché il 4 (se abiti ad esempio a Pietrasanta o a Camaiore) o il 6 (Viareggio). Una mazzata, che soprattutto per molti versiliesi abituati a gestire le case di proprietà con la doppia residenza - affittandole poi ai turisti per l’estate - significa dover fare i conti con centinaia di euro di tasse in più.

Il caso dei Comuni diversi. Più complessa la situazione se il marito ha la residenza in un Comune e la moglie in un altro. In questo caso le false residenze devono venir fuori da un accertamento vero e proprio. Secondo la circolare 5/Df/2012 del ministero dell’Economia (citata dal Sole 24 Ore), in questi casi «il rischio di elusione è minore, perché la separazione potrebbe essere giustificata da effettive necessità, ad esempio per lavoro». E quindi queste persone potranno astenersi dal pagare a giugno, mantenendo per il futuro l’aliquota agevolata. Ma, a dire la verità, chi si separa per motivi coniugali o per esigenze lavorative è una minoranza del totale. Anche perché non serve Sherlock Holmes per capire che se il marito ha la residenza a Parma, e la moglie a Viareggio, la prima è l’abitazione principale e la seconda è la casa al mare.

I contenziosi. Di casi come questi - vedi box - ce ne sono centinaia nelle città turistiche, e quindi anche in Versilia. I cui Comuni scontano perciò un’alta percentuale di evasione sull’Imu da parte di cittadini che vivono altrove, e quindi non pagano nemmeno le tasse qui. Ma, come detto, è più complesso fare chiarezza. In ogni caso, situazioni del genere non mettono al riparo da future richieste di pagamento. È di pochi mesi fa l’invio, da parte della Viareggio Patrimonio, di cartelle per il recupero dell’Ici arretrata a decine di famiglie in città. Persone che, secondo la Patrimonio, hanno pagato l’aliquota agevolata su un immobile che in realtà era una seconda casa. Invio che, peraltro, è stato contestato dai legali di queste famiglie, con contenziosi a seguire.

I criteri e i controlli. Le legge, d’altra parte, non è chiara. Rispetto alla vecchia Ici, l’Imu pretende sia la “residenza anagrafica” che la “dimora abituale” per considerare abitazione principale l’immobile del nucleo familiare. Ma non si specifica, appunto, cosa si debba intendere per nucleo familiare per godere delle agevolazioni Imu. E così tanti, troppi furbetti continuano a farla franca.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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