Sicurezza
Addio ad Alberto, il re versiliese di vini ed enoteche
Inventò la Taverna dell’Assassino e lanciò il Giordano Bruno Da qualche anno era tornato a lavorare all’Eresiarca
CAPEZZANO. Un pezzo di storia del vino in Versilia. Un mix esplosivo di competenza e genialità al servizio del buon bere. Alberto Montalbano, per tutti semplicemente Alberto “il Mancini”, 66 anni, è morto venerdì mentre dormiva nel sonno. Era andato a riposarsi nel pomeriggio, come gli capitava spesso quando la sera era impegnato all'Eresiarca di Lido di Camaiore, l'ultimo dei tanti locali nel quale ha lavorato. Ma quando la moglie Liliana è andato a risvegliarlo, lo ha trovato morto. Addormentato per sempre.
Quella di Alberto Mancini è una vita davvero speciale. Un romanzo che ha come sfondo la Versilia dei locali più prestigiosi, ma anche quelli più autentici. E come protagonista sempre e comunque il vino. Il primo capitolo, Alberto lo scrive negli anni Settanta al Linus Club, storica discoteca di Capezzano Pianore frequentata da personaggi come Renato Zero. Nato a Follonica da famiglia di origini siciliane, ma ben presto trasferitosi in Versilia dietro al padre, all'epoca maresciallo (e comandante) della guardia forestale di Camaiore, a vent'anni debutta dietro il bancone del Linus come barman. Ma Alberto non è un semplice cameriere. E' un vulcano di idee e intuizioni. E allora – di fianco alle piste da ballo dove si balla e ci si diverte - inventa l'AngoLinus. Non è la classica zona bar della discoteca. E' molto di più. Qui, prima volta in Italia (o almeno così si favoleggia), al pubblico che frequenta la discoteca non si servono superalcolici o cocktail dai nomi esotici. Qui si beve vino. E vino buono, di quello con la “v” maiuscola, che “il Mancini” seleziona personalmente fra le migliori cantine di mezza Italia. “Vino e musica”, recita la scritta al neon dietro il bancone. Una moda nata nella Versilia anni ruggenti che solo dopo sarebbe esplosa anche altrove. Fra l'altro durante questa esperienza al Linus conosce Liliana, quella che diventerà la donna della sua vita e che la seguirà anche nelle altre esperienze lavorative. E dalla loro unione nascerà il figlio Davide, che proprio di recente ha deciso di trasferirsi in California e che l'altro ieri, non appena appresa la notizia della morte del padre, è dovuto tornare precipitosamente in Italia.
Ma vino e ballo, probabilmente, per Alberto non rappresentano l'accoppiata ideale. Perché la cultura del buon bere, in quegli anni, non è ancora così diffusa fra i giovani che frequentano quelli che ancora si chiamavano i locali da ballo. Ecco allora che Alberto Montalbano Mancini corregge la mira e, dall'entroterra, si sposta sulla costa. E, con l'amico Marco Garfagnini, apre a Viareggio la Taverna dell'Assassino, sfruttando il seminterrato del palazzo che si trova all'incrocio fra il lungomare e il canale Burlamacca. L'intuizione, anche questa volta, si dimostra vincente. E quel pub – che ha ancora una volta nel vino di qualità uno dei suoi caratteri distintivi – diventa il ritrovo di tantissimi giovani e meno giovani. Un locale alla moda, situato in un posto strategico visto che si trova ad un tiro di schioppo dalla Passeggiata e dai principali cinema che vi si affacciano.
Ma Alberto Montalbano Mancini, già in quegli anni, non è solo un inventore di locali. E' anche un vero guru del vino. Che scopre in giro per l'Italia e commercializza nei principali ristoranti della zona. Da Romano a Lorenzo fino al Bistrot, come rappresentante di alcune fra le migliori etichette della produzione italiana, rifornisce gran parte dei templi della buona tavola versiliese. Un'attività parallela – quella di rappresentante di vini – che Mancini ha sempre portato avanti con passione prima ancora che per lavoro.
Dall'esperienza della Taverna dell'Assassino nasce poi l'Eresiarca, altro locale simbolo del buon bere versiliese. Un po' come il grande amico Giuseppe Pighini con il Nebraska a Camaiore, sul viale Colombo a Lido Alberto Mancini inventa un locale dalle atmosfere particolarissime dove si può mangiare (e bere bene) fino a notte fonda. E anche in questo caso il successo è immediato.
Gli anni passano, ma Alberto Montalbano Mancini non è tipo da fermarsi. E allora, dopo l'Angolinus, dopo la Taverna dell'Assassino e dopo l'Eresiarca, ecco che si lascia coinvolgere in una nuova, affascinante avventura imprenditoriale. E con un altro amico, Stefano Bergamini, apre il Giordano Bruno, elegante ristorante-enoteca all'inizio del Vialone in Darsena. Anche in questo caso l'iniziativa è baciata dal successo. E il locale - nel momento in cui la Darsena si rinnova ed esplode - diventa uno degli indirizzi più frequentati della Viareggio amata dai gourmet.
L'entusiasmo non manca. Ma gli anni che passano cominciano a farsi sentire. Tanto più che, qualche anno fa, accusa un problema al cuore. Un malore che, alla luce di quanto accaduto l'altro ieri, è più di un campanello d'allarme. Così Alberto decide di rallentare un po' i ritmi. Lascia il Giordano Bruno per tornare a dare una mano all'Eresiarca (dove lavora come cuoca anche la moglie) mentre, come rappresentante, mantiene solo alcune aziende vinicole superscelte. Un modo per ritagliarsi un po' più di tempo per sé senza per questo fare la vita del pensionato. Fino all'altro ieri, quando il cuore gli gioca un brutto scherzo.
Oggi alle 16, nella chiesa di Capezzano, l’ultimo saluto di parenti e amici. Con un brindisi. Di certo lui avrebbe voluto così.
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