Il Tirreno

Versilia

la provocazione di un barman del marco polo

«Caffè a 50 cent? Da me due euro»

«Caffè a 50 cent? Da me due euro»

Critiche al low cost in Passeggiata: sintomo di decadenza

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VIAREGGIO. «In Passeggiata fanno il caffè a 50 centesimi? Bene, vorrà dire che noi lo metteremo a 2 euro così la “marmaglia” andrà in Passeggiata e da qua noi resterà la clientela selezionata». Parola di Beppe Bianchini, storico barman viareggino oggi titolare del bar La Contemporanea di via Maroncelli.

La sua è qualcosa di più di una provocazione. È il segno di quanto siano cambiati i tempi a Viareggio «perché se in Passeggiata il caffè si prende a 50 centesimi e sul molo scoppia la guerra del fritto vuol dire che la Passeggiata è diventata la periferia e quindi siamo noi, al Marco Polo, i benestanti». La critica di Bianchini, che il barista lo fa dal ‘64, è rivolta alla città. «Quello che succede - spiega - è l’immagine evidente della totale decadenza della città. Siamo veramente al ridicolo, soprattutto dal punto di vista della ristorazione. Siccome il turismo è mediocre la ristorazione si è adattata. Ci si è lasciati trascinare dal tipo di turista che viene il fine settimana e non vuole spendere e gli si offre caffè e cibo scontato ed ecco che la passeggiata si riempie di fast food e friggitorie. La verità è che manca il coraggio di investire nella qualità».

Ma quale potrebbe essere la ricetta per uscire da questo meccanismo? Una risposta Bianchini prova a darla. «Il vero problema è la mancanza di unione tra le varie categorie, balneari, commercianti, albergatori - afferma il titolare de La Compagnia - se le categorie fossero unite qualche cosa in più dalla politica potrebbero ottenere. Al contrario negli ultimi 20 anni abbiamo assistito al tracollo di immagine della Passeggiata e non solo di quella. E a ciò ha contribuito tragicamente la liberalizzazione delle licenze che hanno provocato anche una concorrenza drammatica. Un bar accanto all'altro, un ristorante accanto all'altro: nasce l'improvvisazione e la caduta della qualità e della professionalità. Una volta facevi la gavetta per diventare ristoratore. Ora trovi ragazzi che aprono locali dopo un corso di 20 giorni. Ci sono i corsi ma non più i percorsi.Spero che quest’anno venga almeno il turista che ha la casa se l'Imu non lo ha ammazzato. Altrimenti si chiude e andiamo al mare anche noi». (v.l.)

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