Il Tirreno

Versilia

Ogni giorno sparisce un negozio e le aperture sono sempre meno

di Matteo Tuccini
Ogni giorno sparisce un negozio e le aperture sono sempre meno

I dati-choc della Camera di Commercio: nel giro di un anno la Versilia ha detto addio a 430 attività Centinaia i posti di lavoro persi. Record negativo a Viareggio, reggono soltanto Lido e Pietrasanta

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VIAREGGIO. Quattrocentotrenta sogni finiti in una saracinesca chiusa. Progetti brillanti, magari anche innovativi, ma di cui sono rimasti solo porte e cancelli sbarrati da un lucchetto. C’era entusiasmo, voglia di sfida e qualche idea buona, ma non è andata. Colpa della crisi (spesso), di scelte sbagliate (a volte) e di clienti che ormai preferiscono spendere i loro soldi (quando ce li hanno) da altre parti. Ma anche di tasse che hanno raggiunto livelli stellari, e di decine di leggi, norme e regolamenti impossibili da capire anche per la Nasa. E così le vetrine luccicanti e i prezzi favolosi hanno lasciato il posto ai cartelli “Vendesi” e “Affittasi”.

I dati-choc della Versilia. Il dramma dei negozianti snocciola i suoi numeri: secondo la Camera di Commercio, nel 2012 in Versilia sono state chiuse 430 attività, tra vendita al dettaglio (la maggioranza netta) e all’ingrosso. Più o meno le stesse cifre dell’anno precedente, quando furono 440. In sostanza, in due anni sono sparite quasi 900 imprese. Le “nascite”, invece, sono in diminuzione: erano 239 le nuove iscrizioni alla Camera di Commercio nel 2011, 208 sono state quelle dell’anno scorso. Il saldo, come si vede, resta negativo ma con un chiaro peggioramento negli ultimi mesi.

I posti di lavoro persi. Interessante è anche il raffronto per quanto riguarda il numero totale delle imprese e degli addetti. Al 31 dicembre 2012 in Versilia c’erano 4.765 aziende commerciali, un centinaio meno dell’anno precedente. E se il commercio impiegava 11.214 persone alla fine del 2011, dopo un anno ne impiegava 11.079. In maniera grossolana, insomma, si potrebbe dire che sono stati persi almeno 135 posti di lavoro. È chiaro, però, che sono molti di più. D’altra parte questo settore è una delle grandi risorse dell’economia versiliese, al pari del turismo e dell’edilizia. E anche questi ultimi due non se la passano bene…

Viareggio ko, tiene Pietrasanta. Il colpo più duro, anche in proporzione, lo subisce Viareggio. Le imprese che chiudono sono il doppio di quelle che aprono. Ma del resto basta fare un giro per la città, in quello che una volta era il quadrilatero dello shopping tra Passeggiata, zona Mercato, via Battisti e via Fratti, per avere il quadro della situazione. Tra i negozi veri e propri, non a caso, è una strage: 122 cessazioni, una decina al mese. E dato che a Viareggio – secondo i dati della Camera di Commercio – vivono di questo settore 4.253 persone, è chiaro che se la tendenza non si interrompe saranno guai. Tiene, e non è una sorpresa, Pietrasanta: è vero che ci sono state 63 cessazioni – a fronte di 20 nuove iscrizioni – ma la Piccola Atene mantiene lo stesso numero di aziende da un anno all’altro. Un risultato che, in tempi grami, va sottolineato. Lo stesso accade a Massarosa e Seravezza, territori che ospitano importanti insediamenti commerciali: con Stazzema sono i Comuni dove aumenta, seppur di poco, il numero degli addetti impiegati. Infine, va evidenziato il dato delle 41 nuove iscrizioni su Camaiore: pesa, e molto, l’appeal turistico di Lido.

Il peso di tasse e burocrazia. Sulle cause di una simile emorragia si è detto e scritto tante volte. Le stesse associazioni di categoria non fanno che ripeterlo ogni giorno a sindaci, candidati, assessori e aspiranti tali. Il guaio è che in Versilia si parla un sacco, ci si confronta, ma poi si conclude poco. Eppure le idee interessanti e meritevoli di sostegno non mancano. Ma poi si scontrano con i costi, sempre più elevati, per aprire e mandare avanti un’azienda. E con gli arzigogoli dei vari uffici e sportelli comunali, per non dire dei diciottomila enti e istituzioni – Asl, carabinieri, ispettorato del lavoro, Arpat – che vigilano sul rispetto delle norme igieniche e di sicurezza. Una marea di voci e di prescrizioni che a volte stritolano il talento e la capacità di guardare oltre.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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