Sicurezza
«Ha tentato di uccidermi Spero di non vederlo più»
Il racconto della donna aggredita con un’accetta dall’ex convivente «Una brutta storia iniziata lo scorso settembre. Ma non pensavo finisse così...»
VIAREGGIO. Adesso la sua speranza è quella di poter chiudere per sempre un capitolo della sua vita e non rivedere mai più l'uomo che ha avuto al suo fianco per sedici anni. E che venerdì, dopo averla pedinata e speronata, ha tentato di assalirla con un'accetta proprio di fronte alla stazione dei carabinieri di Lido di Camaiore. Una storia terribile, quella di cui è stata protagonista Maria (il nome è di fantasia), trentacinque anni, originaria di Bari, ex convivente di Giovanni Giordano, 53 anni, rappresentante di commercio anch'egli originario di Bari. Una storia dalla quale malgrado tutto spera ancora di poter uscire insieme alla figlia di dieci anni senza veder ulteriormente stravolte le proprie vite.
Cominciamo dall'inizio. Ovvero da quando, alcuni mesi fa, sono iniziati i primi problemi col suo ex convivente.
«Sono sedici anni che lo conosco. E da dieci convivevamo insieme. Un periodo lungo durante il quale non è mai successo niente di niente. Conducevamo una vita tranquilla, senza particolari problemi. Mai un episodio di violenza, mai una minaccia. Anche i litigi familiari erano pressoché inesistenti, visto che quando non eravamo d'accordo su qualche questione, preferivamo soprassedere. Insomma, una vita familiare assolutamente tranquilla».
Poi qualcosa è cambiato. Cosa è successo e quando?
«Tutto è iniziato nel giugno scorso, quando dopo la fine dell'anno scolastico io e la bambina siamo andati in Puglia dai miei genitori. Giovanni ci ha accompagnato in macchina. Dovevo restare per un breve periodo e poi sarei rientrata con mia figlia. Ma nel frattempo mio padre aveva avuto dei problemi di salute e dunque io e mia figlia ci siamo trattenuti un po' più a lungo. E' in quel momento che è cambiato qualcosa. Lui non si è fatto più sentire, non ha più risposto alle mie telefonate, si è disinteressato sia di me che di mia figlia. Ancora non riesco a comprendere fino in fondo quale sia stata la molla che ha lo ha fatto cambiare, ma è li che si è incrinato un rapporto che fino ad allora non aveva avuto particolari ombre».
I carabinieri hanno riferito che la prima querela lei l'ha sporta a settembre.
«Sì, è quando sono rientrata a casa in Versilia per l'inizio del nuovo anno scolastico. I rapporti si erano ovviamente raffreddati per l'atteggiamento tenuto durante l'estate. E quando sono tornata a casa ho trovato una situazione completamente cambiata. Nella casa nella quale eravamo in affitto sono venuti ad abitare anche gli altri figli di lui, avuti con la prima moglie. In una casa di sessanta metri quadrati, eravamo in otto. E a sentirci a disagio e fuori posto in casa nostra, alla fine, eravamo io e mia figlia».
E' a quel punto ha deciso di andare via di casa con sua figlia?
«Sì. Prima siamo andati ad abitare per una ventina di giorni in un agriturismo. Poi abbiamo preso una casa in affitto. Ma Giovanni ha continuato ad essere assente. Pensi che non ha neppure fatto il regalo di Natale alla figlia. Però in questa prima fase, voglio precisarlo, non ho mai subito violenze fisiche di alcun genere».
Quand'è, invece, che si è verificato il primo episodio di violenza?
«Subito dopo le vacanze di Natale è accaduto un episodio che mi ha profondamente turbato. Qualcuno, nel cuore della notte, ha dato fuoco alla mia macchina parcheggiata vicino casa. Non ho prove certe per poter dire chi sia stato, ma è evidente che dopo quello che è avvenuto pochi giorni fa, qualche sospetto sia perlomeno legittimo. Non solo. Qualche settimana dopo un episodio analogo è avvenuto ai danni di mia sorella e di suo marito, che abitano a Bari. In una stessa notte sono state bruciate le loro auto, che erano parcheggiate in punti diversi. E né io né la mia famiglia abbiamo mai avuto problemi di alcun genere con la criminalità».
Questi episodi, però, non sono attribuibili al suo ex compagno...
«Esatto. Poche settimane dopo, però, si sono verificati altri casi che questa volta hanno riguardato direttamente lui. Ha iniziato infatti a pedinare una persona che mi accompagnava la bimba a scuola. Poi ha cominciato a minacciarmi dicendomi che avrei avuto paura a girare per le strade di Viareggio e di Lido di Camaiore. Ma la cosa che più mi ha turbato è accaduto all'inizio di febbraio. Quando lui è venuto all'uscita della scuola e mi ha messo le mani addosso provocandomi la frattura di quattro vertebre. Il tutto sotto gli occhi della bimba, che era seduta sul sedile posteriore della macchina. Lì ho capito che la situazione stava definitivamente degenerando. Tanto da spostarmi in una casa protetta».
Nel frattempo il suo ex convivente si vedeva con vostra figlia?
«Da quando i rapporti fra me e Giovanni si sono deteriorati era stato avviato un percorso di affidamento condiviso seguito anche dalle assistenti sociali. Ma su questo punto vorrei essere estremamente chiara. Non ho mai voluto privare mia figlia di un padre. E non ho mai ostacolato il loro rapporto. Dopo quello che era successo, però, ho chiesto ad assistenti sociali e carabinieri che fosse garantita la sicurezza alla bimba. E a quel punto, non io ma le assistenti sociali e i carabinieri, hanno deciso che non fosse il caso che si vedessero da soli. Anche perché la bimba, dopo quanto accaduto davanti a scuola, era terrorizzata dal padre. Tuttavia il tentativo di ricostruire un rapporto non si è mai totalmente interrotto. Tant'è che il 14 giugno era fissata una nuova udienza per l'affidamento condiviso. E in questi giorni era previsto un incontro fra la bimba e una delle figlie avute dal precedente matrimonio. Se mi sono decisa a parlare e rendere pubblici anche certi dettagli di questa vicenda è perché voglio che non mi si identifichi con il classico caso della madre che strumentalizza i figli contro il padre. Questo non è mai accaduto».
Poi, venerdì, è avvenuto l'inseguimento con l'accetta...
«In tutta onestà non avrei mai immaginato che sarebbe arrivato a tanto. Dovevo andare a prendere la bimba a scuola, ma ero in anticipo sui tempi. Così mi sono fermata nel parcheggio di fronte a Fabbri Giancarlo. Non ero andata a scuola proprio per evitare di trovarmi di fronte il mio ex convivente. A un certo punto ho visto la sua auto che svoltava da dietro l'angolo e mi è piombata addosso. Mi ha tamponato da dietro, colpendo anche una fiancata. A quel punto Giovanni è sceso dall'auto, è andato al cofano ed ha preso l'accetta. E prima ha sfondato il vetro del mio finestrino, poi è andato dalla parte opposta. Voleva entrare dentro la macchina. E non so cosa sarebbe potuto accadere. Per fortuna sono riuscita a partire proprio mentre stava sfondando il secondo finestrino, tanto che l'accetta che aveva gli è caduta di mano, mi ha colpito ad una spalla ed è poi scivolata in macchina. Io sono fuggita, ma lui ha continuato ad inseguirmi e mi ha speronato. Poi, per fortuna, è finito contro un marciapiedi e questo mi ha dato qualche secondo di vantaggio che mi ha permesso di arrivare fino alla stazione dei carabinieri di Lido. Malgrado sapesse benissimo che lì c'era la caserma, mi ha raggiunto e, come testimoniano anche le immagini che hanno fatto il giro di tutti i tg, ha cercato di impossessarsi di nuovo dell'accetta. E poi, con un coltello in tasta, mi ha inseguito».
Ha temuto per la sua vita?
«Sì. Era fuori di testa. Sono convinta che volesse uccidermi. E o con l'ascia o con il coltello ci sarebbe forse riuscito. Ma quel giorno qualche santo mi ha preso in braccio...»
Sua figlia cosa sa?
«Non le ho detto niente. Le ho inventato che avevo avuto un incidente per non turbarla. Ho evitato di farle ascoltare i tg. Spero solo che a scuola i compagni non le dicano niente».
Adesso cosa si augura?
«La mia vita è nelle mani dei giudici che il 22 maggio dovranno decidere sul futuro di mio marito. Il mio sogno è continuare ad offrire a mia figlia una vita normale, senza essere costretta a scappare via da qui e nascondermi chissà dove. Lei vive in Versilia da quando aveva tre anni e qui ha tutti i suoi affetti. Se anche dovessero concedergli gli arresti domiciliari, con quale cuore potrei portarla a scuola o andare in giro con lei? Se ha cercato di prendermi ad accettate di fronte alla caserma dei carabinieri, pensate davvero che possa frenarlo il fatto di essere agli arresti domiciliari?»
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