Il Tirreno

Versilia

Collegio Colombo nel caos e gli studenti se ne vanno

di Matteo Tuccini

Occupato dai senzatetto, l’Alberghiero sospende le attività pomeridiane e serali La preside trasferisce alcune classi nell’altra sede «per motivi di sicurezza»

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VIAREGGIO. Una scuola nel caos. È il Collegio Colombo in Darsena, sede dell’istituto alberghiero Marconi assieme all’altro plesso scolastico - la vera e propria sede centrale - sull’altro lato della strada. E da alcuni giorni teatro di una vicenda a metà tra il dramma e la farsa.

Via gli studenti. Domenica scorsa il Colombo - o meglio, il terzo piano dell’edificio - è stato occupato da alcune famiglie di sfrattati e senza tetto. Una protesta clamorosa, fatta «per disperazione», con il sostegno dall’Unione inquilini e di altre associazioni. Ma che ha gettato nello scompiglio più totale l’attività dell’Alberghiero. Ieri mattina i ragazzi si sono presentati come sempre a scuola, trovandola completamente al buio: la corrente era stata staccata per favorire l’occupazione, ed è tornata solo alle 9,30. Un danno - spiegano - anche per la merce conservata nei frigoriferi. Tra aule e corridoi, il caos: sopralluoghi di vigili e forze dell’ordine, con i professori impegnati a controllare che non ci fossero problemi. Già, perché la convivenza tra sfrattati e studenti è, da un punto di vista legale, impossibile. E rischiosa sia per i ragazzi, sia per gli insegnanti che sono responsabili per la loro incolumità. Di conseguenza, ieri mattina la dirigente scolastica dell’Alberghiero, Catia Gonnella, ha deciso di sospendere per due giorni le attività pomeridiane e i corsi serali, e di trasferire alcune classi nell’altro plesso. In attesa che qualcosa si muova.

«Non posso proteggerli». Il Colombo, aperto nei giorni di scuola fino alle 22 per ospitare le lezioni serali, è frequentato da almeno 500 persone: la stragrande maggioranza, ovviamente, sono minorenni. Così la dirigente scolastica Gonnella, ha scritto una lettera a prefetto, Comune, Provincia e chi più ne ha più ne metta: «Come autorità dovete intervenire - è il succo della lettera - questa convivenza è impossibile per motivi di sicurezza: ci sono spazi esterni e interni in comune tra studenti e adulti, e le persone che entrano ed escono nella struttura non sono identificabili, né si riesce a capire quanti siano». Di conseguenza, scrive la dirigente, «ci sono rischi per i ragazzi, per la quasi totalità minorenni. E io non sono in grado di proteggerli tutti».

Problema segnalato da mesi. In realtà questa vicenda ha portato alla luce un problema che - come racconta la dirigente scolastica - c’è da mesi. Da tempo, infatti, il terzo piano ospita famiglie disagiate. Una convivenza nello stesso immobile, tra loro e gli studenti, che appare discutibile, se non abusiva. E di fatti non si riesce a capire chi l’abbia autorizzata. Anche alla scuola confermano che c’era una foresteria in uso alla cooperativa Crea, che peraltro controllava gli eventuali ingressi. Ma pare che non ci siano atti del Comune ad avallare questa struttura. «Ho chiesto più volte che questa ambiguità fosse risolta - dice la preside - anche perché noi di quegli spazi abbiamo bisogno. Ci servono aule e cucine, quelle stanze ci facevano comodo Ma non ho mai ricevuto risposta. Perciò ora dico basta alle promesse: il problema va risolto, una volta per tutte».

Una guerra tra poveri. In ogni caso sia la preside che i ragazzi - vedi il box sopra - precisano più volte di non avere alcune rivendicazione nei confronti di queste famiglie. «Capiamo la loro situazione, siamo solidali - dicono - ma perché occupare una scuola, invece che degli spazi vuoti e inutilizzati? In questo modo ci rimettiamo noi, che anzi siamo dalla loro parte». La classica guerra tra poveri.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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