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Versilia

Quel tuffo nel buio per recuperare i corpi

Quel tuffo nel buio per recuperare i corpi

E’ versiliese uno dei primi soccorritori intervenuti dopo la tragedia di Genova Si chiama Daniele Tarabella ed è un sommozzatore della Guardia di Finanza

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PIETRASANTA. Si è tuffato nelle acque scure del porto per cercare eventuali superstiti e recuperare i cadaveri delle vittime. E' versiliese uno dei primi soccorritori che si è buttato nel canale di Sampierdarena per recuperare morti e feriti della tragedia del molo Giano di Genova. Si chiama Daniele Tarabella, è di Pietrasanta, ma lavora nel settore subacquei della guardia di finanza di Genova. Dopo l'urto devastante le fiamme gialle sono arrivate immediatamente sul posto e Tarabella con i suoi colleghi ha avuto uno dei compiti più drammatici che possano capitare a un uomo, come ha spiegato alle telecamere delle televisioni e ai giornalisti: «Abbiamo recuperato le prime vittime del disastro della Jolly Nero - spiega - erano vicino a quello che rimaneva della torretta. Era buio, non si vedeva nulla ma siamo riusciti a individuare subito l'area dove si trovavano i corpi. Poi sono arrivati anche i sommozzatori dei pompieri e abbiamo lavorato insieme».

Guardia di finanza e vigili del fuoco sono ancora al molo Giano con i loro subacquei per cercare di recuperare i due dispersi, gli ultimi sfortunati protagonisti dell'incidente che lunedì sera ha messo in ginocchio il porto genovese: Gianni Iacoviello e Francesco Cetrone. Non può parlare delle operazioni che sono ancora in corso: «Nessun commento - spiega - sono un militare e devo avere l'autorizzazione dei miei superiori. Comunque c'è poco da dire, ci stiamo alternando in quelle acque e stiamo cercando senza fermarci un attimo. Ma lì sotto come hanno detto tutti e come tutti possono intuire le condizioni non sono facili».

Un altro eroe di quella dannata notte che ha stravolto le banchine della Superba è Paolo Pignatelli, genovese con un fisico massiccio. I suoi muscoli hanno salvato la vita a un sottufficiale della guardia costiera. Paolo era a bordo della pilotina, la nave che trasporta i piloti del porto sulle navi in manovra. «Ho visto l'impatto tra la poppa della Jolly Nero e la torretta di controllo. Ero a trecento metri, verso il superbacino e ho un'immagine confusa di quello che è capitato. Appena è venuta giù la struttura mi sono avvicinato alla banchina e ho attraccato nell'unico punto dove non c'erano macerie. E lì ho trovato il militare e l'ho issato a bordo. Non so neppure quali fossero le sue condizioni perché l'ho lasciato nelle mani della guardia costiera che nel frattempo era arrivata».

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