Il Tirreno

Versilia

Muscoli e un bel carattere così il miccio diventa top

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I segreti dei fantini per fabbricare i campioni: c’è chi punta sui buoni geni Ma anche allenamenti mirati e non eccessivi migliorano la prestazione

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QUERCETA. «Un giorno di favola tra dame e cavalieri». Recita così lo storico motto della Pro Loco di Querceta che annuncia il Palio dei Micci (che andrà in scena, tempo permettendo, questa domenica); eppure non spetta a loro la gloria. Di fatto i protagonisti del Palio, quelli su cui pesano tutti gli sforzi delle contrade, sono i fantini e, forse ancor di più, lo sono i micci (gli asini, in vernacolo versiliese). Quanto nella zona delle otto contrade è infatti radicato l’amore per il Palio, tanto si è conservata la passione per questi animali che, nati per scopi totalmente diversi dalla corsa, hanno dimostrato di poter diventare veri e propri “atleti”, capaci di mettere a segno in gara tempi invidiabili (4’10” circa per compiere i giri di campo richiesti) che si avvicinano molto addirittura a quelli dei cavalli. E se un tempo (si parla di più di dieci anni fa) il Palio veniva vissuto con maggiore goliardia, adesso anche la corsa dei micci è divenuta un momento agonistico attesissimo e per il quale ci si allena tutto l’anno. Ma allora, come si diventa un campione del Palio dei Micci? Vediamolo.

La scelta. «La scelta avviene come nel mondo dei cavalli - spiega Francesco Ferrari, fantino della Lucertola e vincitore della scorsa edizione del Palio con il suo miccio Centolire - ormai ci sono le varie razze, per cui si va fin da subito a cercare un asino che sia figlio di un campione. Certo però il sangue non è tutto, ogni fantino e allenatore ha i propri criteri: a mio avviso più che l’aspetto un miccio deve avere una buona mentalità. Faccio un esempio - risponde Ferrari - il mio Centolire ha delle zampe di 1 metro e venti, non tanto lunghe. Questo lo penalizza riguardo alla falcata, ma a differenza di molti altri è robusto, ha una gran resistenza e con il giusto allenamento ha sviluppato una muscolatura che gli permette di correre molto veloce, annullando di fatto lo “svantaggio” iniziale. È un asino dal carattere forte, ben temprato, e lo è stato fin da subito anche per propria indole. Altri fantini invece prediligono l’aspetto, ma magari in gara sono più nervosi e non assicurano grandi prestazioni».

L’allenamento. «L’allenamento è decisamente cambiato negli ultimi anni - commenta Ferrari - diversi anni fa portavo semplicemente il miccio a fare delle passeggiate per le strade della contrada, giusto per tenerlo in movimento. Adesso invece lo porto nella giostra e in una pista simile a quella usata allo stadio per gli allenamenti intensivi, mentre preferisco farlo passeggiare sulla spiaggia, meglio se con le zampe nell’acqua del mare: in questo modo infatti ne beneficiano la respirazione, la muscolatura e i tendini». «Bisogna sempre prendersene cura con attenzione - spiega poi Tommaso Bresciani, fantino del Pozzo e altro allenatore locale di micci da corsa - facendolo allenare senza eccedere: non è un cavallo, facendolo correre troppo si arriva a farlo innervosire o stufare, ottenendo un effetto controproducente. Inoltre c’è da stare attenti al terreno di allenamento: l’asfalto non è adatto a lunghe sessioni, si rischiano danni alle articolazioni e ai tendini anche gravi. La terra battuta invece ammortizza meglio l’impatto. Si possono poi svolgere allenamenti mirati a potenziare determinate caratteristiche - conclude Bresciani - come fargli affrontare delle salite o trasportare un calesse per la muscolatura delle gambe».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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