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Versilia

Locali e musica, si andrà al processo

Locali e musica, si andrà al processo

I titolari fanno ricorso contro i decreti penali di condanna per un valore di 5mila euro ciascuno

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TORRE DEL LAGO. Il pm Antonio Mariotti (Procura di Lucca) - che nei mesi scorsi ha chiuso le indagini sulla vicenda dei locali della Marina (a lavorare sul campo sono stati gli agenti della polizia municipale guidati dal vicecomandante Vasco Comaschi) di fronte al gip ha esercitato l'azione penale chiedendo un decreto penale di condanna. Ma i gestori dei locali, trami te i loro avvocati, hanno fatto opposizione. Per questo la vicenda adesso finirà di fronte al giudice monocratico e dovrà passare attraverso tutta la trafila di un processo. Le ipotesi di reato formulate nel corso delle indagini restano tutte in piedi. Per la Procura guidata da Aldo Cicala l'esistenza dei locali della Marina - soprattutto per le attività svolte al loro interno (musica e intrattenimento) non è compatibile con i regolamenti del Parco che prevederebbero solo attività che non rischiano di danneggiare la natura.

Stralciate le posizioni dell’oggi ex direttore del Parco, Sergio Paglialuga, e del dirigente del Suap (ufficio comunale), Angelo Bertolucci.

I decreti penali di condanna emessi un paio di mesi fa - racconta Alessio De Giorgi, co-titolare dello storico “Mama Mia”, uno dei locali al quale sono stati messi i sigilli nell’ambito dell’inchiesta - hanno colpito anche “Stupida” e “Boca Chica”. In tutti e tre i casi la scelta è stata, o sarà, quella di presentare ricorso. «Alla fine si tratta di 5mila euro - commenta De Giorgi -: ma pensiamo a quanto è costata allo Stato tutta questa storia...».

In attesa che la “guerra” dei locali approdi in Tribunale, a breve è previsto l’incontro tra Confesercenti, gestori dei locali e presidente del Parco: «Chiediamo una dozzina di eventi speciali - sottolinea De Giorgi - molto ridimensionati da tenersi nei locali che accetteranno di sopportarne i costi».

La spesa, lo scorso anno - tra prescrizioni del Parco (24 centraline per il monitoraggio dei rumori) e richieste del Comune (22mila euro di polizia municipale per tre sere) - si aggirava sui 30mila euro - ricorda De Giorgi - «esclusi i costi relativi allo spettacolo in sè».

Il tono del Parco, questa l considerazione generale, è cambiato. Perché - si dice nello stesso ambito del Parco - ieri c’era un direttore considerato «rigido». Ma, la domanda è inevitabile, perché se con un atto formale l’Ente Parco lo scorso anno ha ritenuto che il rumore andasse accuratamente monitorato, oggi non ce ne sarebbe più bisogno visto che c’è un direttore più “morbido”? Qualcuno sa indicare, inoltre, con precisione se e quanto possono convivere locali e natura? «Le condotte criminose permangono - scriveva il gip Alessandro Dal Torrione nel disporre i sigilli - finché all’interno del Parco non cessano effettivamente ed efficacemente le emissioni sonore nocive provenienti dai locali». Cosa è cambiato oggi? (d.f.)

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