Finanza
Superticket e tempi lunghi e l’esame si fa dal privato
Radiografie, ecografie (ma non solo) più rapidi e convenienti rispetto all’Asl E tra i dottori cresce la preoccupazione: «Stiamo perdendo troppi pazienti»
VIAREGGIO. Quattordici euro. È la differenza di prezzo che passa tra una banale ecografia svolta dall’Asl (36 euro), e una fatta da privato al centro Static (50). Solo che la prima viene garantita il 10 ottobre, la seconda il giorno successivo. E 14 euro non sono niente, se si considerano i sei mesi di anticipo.
Ma purtroppo per la sanità pubblica - e quindi anche per noi che la supportiamo con le nostre tasse - il paragone con il privato, in quanto a efficienza e convenienza, sta producendo risultati ancora peggiori. Per molti tipi di radiografie, ormai, la concorrenza boccia senz’appello il sistema sanitario regionale. La colpa è dell’aumento dei ticket, deciso l’anno scorso, un autentico boomerang per la Regione. A cui si è aggiunto il tristemente noto contributo per la digitalizzazione, obbligatorio per gli esami diagnostici (con esenzione dei pazienti tumorali): 10 euro a esame, che hanno messo fuori mercato l’Asl. Perché per una radiografia al torace, solo chi ha un reddito inferiore a 36mila euro paga lo stesso prezzo nel pubblico e nel privato. Tutti gli altri, se si rivolgono all’Asl o ai centri convenzionati, ci rimettono.
Senza contare le attese. Già, perché per alcune prestazioni i tempi si sono allungati in maniera eccessiva. Detto di una normale ecografia, alcuni lettori ci segnalano problemi per le visite oculistiche. La lista d’attesa dell’Asl (tabella a fianco) parla di un appuntamento disponibile al 29 giugno. Ma a volte va peggio. «Avevo bisogno di una visita per un dolore ad un occhio - racconta un lettore - Il primo giorno disponibile al Cup è il 4 luglio (la richiesta di prenotazione risale a trenta giorni fa, ndr). A quel punto, bisogna scegliere: mettersi il cuore in pace, sperando che in questi tre mesi il fastidio non diventi dolore, oppure farsi visitare privatamente. Si spende di più, ma l’attesa è soltanto questione di giorni. Una scelta che ha il suo prezzo: 90 euro». Il paziente, però, decide di spendere, nonostante abbia un reddito medio. E qui sta il nocciolo del problema: se se ne vanno anche i pazienti che non sono ricchi, cosa rimarrà alle casse della sanità pubbliche? Le briciole.
Non è un caso che, come ha scritto Il Tirreno poche settimane fa, tutte le prestazioni di diagnostica sotto l’Asl - in particolare radiografie, mammografie ed ecografie - sono in calo dal 20 al 50%.Dati che indicano una fuga verso gli studi privati. E che hanno messo in allarme i medici del servizio pubblico, ben oltre la consueta autodifesa del “noi siamo migliori”. «Stiamo perdendo troppi pazienti - si dice in corsia - se non facciamo qualcosa, tra un po’ sarà troppo tardi».
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