Proteste
«Ecco perché ho perso la testa»
Il marmista accusato della morte di Giuseppe Donnini «Mesi di provocazioni continue. Poi quella sera a cena...»
INVIATO A SAN GIULIANO TERME. Da quando è uscito dal carcere non si può muovere dal comune di San Giuliano Terme, dove vive nella casa di proprietà di una nipote. Moreno Pellegrini, cinquantotto anni compiuti lo scorso 9 febbraio, è infatti accusato della morte di Giuseppe Donnini, settantotto anni, padre dell'amante della moglie, ucciso da una ferita provocata dal vetro della porta-finestra dell'abitazione della vittima che Pellegrini ha mandato in frantumi a calci e pugni mentre in preda ad un raptus di gelosia cercava Davide, il figlio della vittima. Da quel maledetto 7 gennaio, giorno della tragedia, Moreno Pellegrini non ha mai parlato pubblicamente. Adesso, a tre settimane dal processo, ha deciso di raccontare la sua verità. Per spiegare come quella sera non sia stato un sms ricevuto dalla moglie Laura Bertelli a scatenare la sua reazione. Ma che da mesi era il destinatario di continue provocazioni da parte dei due amanti. Non solo. Da un paio di settimane, Pellegrini sarebbe anche vittima di intimidazioni e minacce - tutte regolarmente denunciate ai carabinieri - ricevute nell'abitazione di San Giuliano Terme dove abita.
Partiamo dall'inizio. Ovvero da quando si è reso conto che fra sua moglie Laura e Davide Donnini c'era molto di più di una semplice amicizia.
«Laura e Davide si erano conosciuti alcuni mesi prima ad una cena. E lui aveva spinto la propria moglie a coltivare una amicizia con Laura. Non solo. Contemporaneamente Laura aveva spinto me a stringere una amicizia con Davide. Per un certo periodo ci siamo frequentati tutti e quattro. Siamo andati spesso a cena fuori, siamo andati a far funghi tutti insieme, abbiamo fatto delle passeggiate in montagna. Poi questo rapporto è diventato sempre più stretto, quasi morboso. E ogni scusa era buona per vederci. Ho cominciato a pensare che vi fosse qualcosa di strano in questa amicizia. Qualcosa che non andava».
Da qui ad una relazione fra sua moglie e Davide, però, ce ne passa…
«Infatti per mesi non è successo nulla. Poi, lo scorso novembre, di notte è accaduta una cosa strana. Mia moglie, nel sonno, ha cominciato a parlare. E a chiamare ripetutamente Davide. Il mattino seguente ho chiesto spiegazioni a mia moglie. E da lì ho capito che fra loro due c'era qualcosa».
Ed è in quel momento che è nata una prima rottura fra voi.
«Il 15 novembre mia moglie se ne è andata via dicendomi che sarebbe andata a stare in una casa famiglia. Il giorno successivo mi ha telefonato la moglie di Davide e mi ha detto se potevamo vederci per discutere di questa cosa insieme a Laura. Ma quando sono andato nella casa di mia cognata ad Azzano ci ho trovato anche Davide. Ed è venuta fuori apertamente la verità. Ovvero che fra lui e mia moglie c'era una relazione. E sono venuti a galla una serie di particolari anche intimi che mi hanno fatto perdere la calma…»
E' lì che ha minacciato di morte con un coltello Davide, così come per altro le viene imputato dalla Procura?
«Diciamo che abbiamo avuto un vivace scambio di opinioni. Ma poi, su suggerimento della stessa moglie di lui, ho lasciato perdere».
A quel punto fra lei e sua moglie i rapporti sembravano definitivamente troncati.
«Laura ha continuato la sua relazione con Davide e sono andati a vivere insieme. Può immaginarsi come ho vissuto quei momenti. Non solo il tradimento di mia moglie che, con il senno di poi, si è consumato per mesi quasi sotto i miei occhi. Ma anche il tradimento di un amico che prima ha messo le gambe sotto il mio tavolino e poi mi ha pugnalato alla schiena. Per me era una storia finita, anche se io continuavo a voler bene a mia moglie».
Poi, dopo un mese, Laura è tornata da lei.
«Sì, è successo subito dopo Natale. Io stavo cercando di rifarmi una vita senza di lei, ma Laura mi ha detto che con l'altro era tutto finito. E che voleva ricostruire il rapporto con me. Tanto da prendere in affitto da un nostro amico comune una casa vicino a quella di via Fiumetto a Querceta dove vivevamo prima che accadesse quello che era successo. Un riavvicinamento che sembrava destinato ad andare a buon fine. L'ultimo dell'anno, però, Davide torna a farsi vivo per telefono. Lei mi fa ascoltare la telefonata quasi a voler dimostrare la sua trasparenza. E trascorriamo insieme il San Silvetro. Il giorno di Capodanno, però, arriva un nuovo messaggio di lui in cui c'era scritto più o meno: "Buon anno, amore mio. Questo Capodanno è andato così. Il prossimo lo passeremo insieme". Insomma, lui cercava di riportarla con sé. E io ho avuto l'impressione che lei stesse al gioco, quasi che con me si divertisse a prendermi e lasciarmi».
E si arriva alla sera del 7 gennaio, quella della tragedia…
«Io e Laura eravamo a cena insieme. Con noi c'era anche un nostro amico comune, quello che le aveva affittato la casa dove era venuta a stare da qualche giorno. A tavola Laura ha cominciato a bere un po' più del solito. Ed ha cominciato a raccontare una serie di rivelazioni anche piccanti sul loro rapporto. A quel punto ho perso la pazienza e ho minacciato di uscire di casa per dare una lezione al suo amante. Lei, però, l'ha subito chiamato per metterlo in guardia che stavo arrivando. E a quel punto sono partito davvero. A differenza di quello che è stato detto e scritto, quella sera non c'è stato nessun sms a far scatenare quello che poi è accaduto».
Arrivato alla casa sull'Aurelia dove abitavano i Donnini, però, non ci ha trovato Davide ma suo padre Giuseppe.
«Lui si era nascosto nella taverna ricavata nella cantina, lasciando il padre da solo in casa. Io non volevo far nulla di male a quel pover'uomo. Io cercavo Davide per regolare i conti fra noi. Ma non avevo né armi né coltelli. Probabilmente sarebbe finita con una scazzottata. Invece, trovando suo padre, ho cercato di farmi aprire. Ho dato un calcio e un pugno alla tapparella della porta finestra che dà sul giardino. E solo dopo, quando i carabinieri sono venuti a prendermi a casa, ho saputo che avevo mandato in frantumi un vetro della portafinestra e una grossa scheggia aveva mortalmente ferito il padre di Davide. Dopo ho anche impugnato il badile che ho trovato in giardino ed ho sfondato i lunotti della macchina dell'amante di mia moglie, ma non potevo certo immaginare cosa era successo dietro quella tapparella abbassata».
Poi è stato arrestato.
«Sono stato in carcere per due giorni e mezzo. Un'esperienza terribile. Non ho mai dormito né mangiato. Poi, per fortuna, è emersa la vera ricostruzione della tragedia e la mia posizione si è alleggerita. Dapprima mi sono stati concessi gli arresti domiciliari a casa di mia nipote a San Giuliano Terme. Poi, da metà aprile, gli arresti domiciliari si sono trasformati in obbligo di dimora all'interno del comune di San Giuliano. E da qui non mi sono più mosso. Però…»
Però?
«Però pochi giorni dopo la mia scarcerazione, mia moglie è tornata a cercarmi, continuando nel suo tira e molla. E' venuta qui e per più di due mesi ha vissuto con me. Poi, alcune settimane fa, ha cominciato a tornare in Versilia, con la scusa del lavoro, visto che è stata assunta come aiuto cuoca in un albergo di Marina di Pietrasanta. Ma in realtà ha nuovamente cominciato a vedersi con Davide. E di questo ne ho certezza. Quando ha capito che io sapevo, una ventina di giorni fa, è di nuovo sparita. Ed è a quel punto che sono iniziate alcune cose strane…»
Quali cose strane?
«Un giorno mi sono trovato in casa una persona che ha incominciato a minacciarmi dicendomi che l'avrei pagata cara. Un'altra volta qualcuno ha cercato di entrare in casa forzando una finestra sul retro e infine una sera mi hanno tirato dei sassi contro la porta che si affaccia sul giardino. Non traggo conclusioni, ma di tutto questo ho avvisato i carabinieri».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
ClaVecoli
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