Sicurezza
Quando il divo Giulio sfilava sui viali a mare
E’ stato il personaggio politico più rappresentato sui carri di tutti i tempi E nel 2009 la sua presenza a Viareggio saltò all’ultimo per un problema di salute
VIAREGGIO. Si dice che, fra le tante frasi celebri che gli vengono attribuite, ne abbia pronunciata anche una a cui i viareggini sono particolarmente affezionati: «La presenza sui carri del Carnevale di Viareggio rappresenta l’indice della popolarità di un politico». Se Andreotti abbia davvero sostenuto questa tesi o se si tratti solo di una leggenda è uno dei mille segreti (e certamente non il più importante...) che il divo Giulio si è portato dietro con la sua morte. Ma, usando questo metro come buono, proprio Andreotti è stato il politico più popolare dal dopoguerra ad oggi.
Alcuni anni fa lo certificò anche un dettagliatissimo lavoro di archivio portato avanti da alcuni ricercatori. Che, conteggiando una ad una la presenza dei politici su carri e mascherate, stilò una classifica in cui era di gran lunga il primo. Un record che neppure Silvio Berlusconi (almeno per ora) è riuscito ad insidiare.
«Con Giulio Andreotti se ne va un grande statista - spiega il Presidente della Fondazione Carnevale, Alessandro Santini - ed in quanto tale, per la graffiante satira del Carnevale di Viareggio, è stato l'emblema del potere politico. I nostri costruttori lo hanno raffigurato in tantissimi modi: come cuoco, ragno, gatto, lustrascarpe del presidente degli Stati Uniti, vulcano, muro e addirittura nei panni di Eva, ai tempi del compromesso storico. Ma lui ha sempre apprezzato, dicendo: un politico non vale niente se non è raffigurato sui carri del Carnevale di Viareggio».
L’ultima sua apparizione in cartapesta sui viali a mare risale all’edizione 2009. Quando Gionata Francesconi - un po’ a sorpresa, visto che Andreotti nel frattempo era uscito dalla scena politica da qualche anno - lo rappresentò nei panni di un papa che spuntava con il suo sogghigno fra vecchie poltrone, libri, cimeli e simboli del potere. Titolo del carro: «Il potere logora chi non ce l’ha».
Proprio in quella circostanza si arrivò ad un passo dall’averlo in carne ed ossa al Carnevale di Viareggio come ospite, cosa mai avvenuta nei tanti anni in cui è stato al centro della scena politica italiana. I suoi collaboratori avevano già prenotato una camera d’albergo a suo nome. «Era tutto pronto - racconta oggi lo stesso Gionata Francesconi - ma per un problema di salute il suo arrivo a Viareggio saltò. Attraverso un amico comune, lo scultore Manganelli, riuscimmo a recapitargli il bozzetto del carro. E lui dimostrò di apprezzare molto l’omaggio».
Gionata Francesconi spiega anche il perché della scelta di rappresentare un Andreotti ormai fuori dai giochi politici. «Per me è sempre stato il Papa della politica italiana, colui che ne ha tenuto e mosso i fili - nel bene e nel male - per decenni. Un uomo di potere. Anzi, il potere fatto uomo. E a noi carristi è sempre piaciuto rappresentarlo. Fra l’altro è sempre stato un personaggio pieno di ironia. Che non se l’è mai presa neppure quando la satira lo ha bersagliato senza sconti».
E di occasioni in cui è stato messo alla berlina dai carristi ce ne sono state davvero a bizzeffe. Fra le immagini rimaste maggiormente impresse nell’immaginario collettivo dei viareggini c’è certamente «La cena delle beffe» di Silvano Avanzini (1977) in cui Andreotti è il cuoco protagonista assoluto del carro con tanto di cappellone da chef. O, sempre di Silvano Avanzini, ne «L’ultimo don Chisciotte» (1985), in cui è un rappresentato come un grosso ragno che insidia il presidente Sandro Pertini. Nei panni di un micio tutto particolare è invece protagonista di «Gatta di cova» di Carlo “Bocco” Vannucci (1987). Tre anni dopo è invece Roberto Alessandrini a rappresentarlo nei panni shakespeariani di Amleto con tanto di teschio in mano in «Essere o non essere». Ma forse non c’è costruttore che non lo abbia rappresentato almeno una volta.
ClaVecoli
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