Sicurezza
Micci, la partenza scatena polemiche «Servono le gabbie»
Le chiede Angelo Oppito, fantino storico della Madonnina «Le regole attuali penalizzano alcuni concorrenti»
QUERCETA. Per la Versilia il Palio dei Micci è un po' come festeggiare se stessa: ci sono i colori tradizionali delle otto contrade, le rivalità storiche, e non manca neppure l'intramontabile passione dei contradaioli che nel corso di tutto l'anno si impegnano. Alla fine però la festa lascia spazio alla gara vera e propria, che dell'intera giornata è il momento clou: la corsa degli asini (i "micci", in vernacolo).
E se anche la componente spettacolare del Palio è tutta merito dei figuranti, protagonisti del momento di massima tensione sono i fantini: criticati oppure osannati come eroi, sono loro che in quei cinque-sette minuti di corsa sfrenata lottano per conquistare la gloria del Palio.
Tra i "cavalieri del miccio" sicuramente un posto d'onore se lo merita Angelo Oppito: una vita (nel suo caso si parla di più di trent'anni di esperienza) trascorsa sul dorso degli asini del Palio e storico fantino della contrada "La Madonnina". Contrariamente a quanto si può pensare Oppito non è originario di questi luoghi (proviene dalla provincia di Pisa) ma della Versilia è divenuto un figlio adottivo. La Madonnina a lui deve praticamente tutto del suo successo nella corsa: delle tredici vittorie di cui si fregia la contrada gialloblù infatti ben otto sono state conquistate da Oppito, che per questo detiene anche il titolo di "miglior fantino" nella storia del Palio. «Scendere in campo sul miccio è ogni volta qualcosa di indescrivibile, non importa quante volte lo si fa- dichiara- perché in quei minuti le emozioni sono davvero fortissime e anno dopo anno non sai mai come potrebbe finire la gara».
Certo sono cambiate tante cose in questi anni di Palio... «Di cambiamenti ne ho visti un'infinità, ma ancora aspetto alcuni provvedimenti utili di cui si discute da tempo- commenta Oppito- Un problema da risolvere ad esempio riguarda la partenza, e in particolare l'incompetenza da parte della Pro Loco di trovarvi una soluzione: anche lo scorso anno io e altri due fantini ci trovammo in netto svantaggio per colpa di un'indecisione nel dare il via alla corsa, svantaggio che mi costò caro dato che alla fine mi sono classificato secondo. Le gabbie avrebbero potuto essere un passo avanti- conclude- ma anche quest'anno non hanno fatto nulla. Domenica correrò la mia gara come ho sempre fatto, puntando alla vittoria e sperando che vada tutto liscio». La discussione sulla partenza certo sta molto a cuore a tutti i fantini, e c'è anche chi non è favorevole a cambiamenti di sorta. «L'uso delle gabbie stravolgerebbe la tradizione del Palio, sono troppo "moderne"- dichiara Gianluca Galleni, fantino del Leon d'Oro- questo è la mia sesta corsa, la prima in giallo- rosso, ma sono sempre stato immerso nel mondo del Palio e dall'esperienza che ho maturato posso dire che questa manifestazione è bella anche per l'irrequietezza dei micci. Anche il chiamare fantini da fuori a mio avviso non è poi così indicato: la competizione sarebbe più bella e pulita e di certo non avrebbero origine le polemiche che ogni anno vengono fuori sui fantini "mercenari" e sui "complotti di gara"».
«La partenza andrebbe sicuramente migliorata un po'- ammette invece Tommaso Bresciani del Pozzo, "fantino d'arte" dato che suo padre Marino conquistò il primo palio biancorosso nel 1981- e l'uso delle gabbie sarebbe certo un sensibile passo avanti. Io però penso adesso penso solo a correre: quella del fantino è una gran responsabilità, tutta la contrada conta su di te».
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