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Le puntate dei viareggini salverebbero il Comune

VIAREGGIO ; VIAREGGIO

VIAREGGIO. Nel vorticoso giro di soldi prodotto in Versilia da chi tenta la fortuna, Viareggio rappresenta una quota importante: basti pensare che i viareggini spendono 380mila euro al giorno per...

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VIAREGGIO. Nel vorticoso giro di soldi prodotto in Versilia da chi tenta la fortuna, Viareggio rappresenta una quota importante: basti pensare che i viareggini spendono 380mila euro al giorno per chiedere pane (o sfizi) alla Dea Bendata: 138 milioni di euro all’anno, secondo le stime elaborate sui dati di Agicos.

Calato su un singolo Comune, il valore del business del gioco fa ancora più effetto: se considerassimo i 138 milioni di euro come una risorsa della comunità – del resto si tratta di soldi spesi dai cittadini sul territorio – converremmo tutti che una simile cifra al Comune – che da mesi annaspa per evitare il rischio default – farebbe sicuramente “comodo”. Basti pensare che il rosso del Comune di Viareggio ammonta a circa 144 milioni di euro: ciò significa che se disponesse della cifra spesa al gioco dai suoi cittadini, potrebbe quasi tappare il profondo buco.

Potendo far conto su di un tale “gettito”, qualunque commissario o qualunque sindaco sarebbe in grado di rimettere il convoglio in carreggiata. Se la situazione finanziaria delle casse pubbliche fosse meno devastata, non sarebbe necessario fare leva sui tributi locali, come ad esempio Imu – la cui aliquota prima casa al 6 per mille rappresenta un caso unico in Toscana – e Tares. Insomma, si starebbe tutti un po’ meglio.

Ma che succederebbe a Viareggio se domani ai cittadini venisse chiesto di versare la quota della “puntata” mattutina, pomeridiana o serale non nel sacco della Dea Bendata ma piuttosto in quelle di Palazzo civico, a mo’ di nuovo tributo-salva Comune?

(g.m.)

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