Sicurezza
Strage, il giudice respinge le contestazioni della Cima
Parti civili tutte ammesse nei confronti dell’ad dell’officina Giuseppe Pacchioni Il giudice Dal Torrione: sicurezza sul lavoro, le norme valgono per tutti i cittadini
VIAREGGIO. «Si deve tenere conto dell’aspetto dinamico e non statico della vicenda»: riparte da queste parole - già fissate nell’ordinanza che Alessandro Dal Torrione, giudice per l’udienza preliminare, ha firmato prima di Pasqua - la lunga marcia verso il processo relativo al disastro ferroviario del 29 giugno 2009. Trentadue vittime che esplosioni e fuoco avrebbero potuto mietere lungo tutto il percorso del treno carico di Gpl, da Trecate (Novara) a Gricignano (Caserta). Lo scrive nuovamente il giudice nell’ordinanza con la quale, ieri, ha respinto le eccezioni alle costituzioni di parte civile presentate dai difensori di Giuseppe Pacchioni, amministratore delegato dell’officina mantovana “Cima riparazioni” (certificata Trenitalia). L’aspetto “dinamico” del treno che attraversa l’Italia con «un ipotetico danno che interessa tutto il territorio nazionale, proprio perché le condotte di reato attribuite agli imputati in ipotesi si concretizzano in violazioni delle normative in materia di sicurezza nei luoghi di lavoro e tutela della salute dei lavoratori che hanno portata generale» è quello che porta il giudice ad ammettere le costituzioni di parte civile dei rappresentanti alla sicurezza di Ferrovie. Dal Torrione ammette le costituzioni anche nei confronti di Pacchioni, per gli stesso motivi. Respingendo le argomentazione dei legali dell’imputato, arrivati dalla studio di Angelo Giarda, avvocato di Alberto Stasi nel caso dell’omicidio di Garlasco. Una decisione che il giudice conferma respingendo le eccezioni che i difensori di Pacchioni avevano portato: così facendo si sarebbe affermato un principio (che il giudice respinge con forza) per cui «qualunque persona», qualunque «comune cittadino», privo della qualifica di rappresentante dei lavoratori alla sicurezza avrebbe potuto e potrebbe costituirsi parte civile solo perché si fosse trovato o avrebbe potuto trovarsi lungo la direttrice percorsa dal convoglio ferroviario.
Irrompe con forza - nell’ordinanza che ieri Dal Torrione ha emesso al termine dell’udienza - il tema della sicurezza sul lavoro e delle violazioni ad essa connessa. «Deve poi evidenziarsi - scrive il giudice - come, per i fatti oggetto del processo, venga in rilievo anche il tema della normativa sulla sicurezza sul lavoro e nei luoghi di lavoro, come emerge dalla lettura dei capi di imputazione e delle norme ivi espressamente richiamate». Anche nel caso in cui le vittime non siano lavoratori, ma inermi cittadini che si trovavano nell’area circostante all’ambiente lavorativo. Del resto, continua l’ordinanza, «è principio giurisprudenziale pacifico quello secondo cui le norme per la prevenzione degli infortuni sul lavoro devono essere osservate a tutela anche degli estranei che si trovano nei luoghi di lavoro, ovvero - osserva questo giudice - nelle immediate vicinanze. Onde non assume rilevanza l’eventuale inesistenza di un rapporto di lavoro tra l’imprenditore e l’infortunato».
Da Viareggio a Torino, dai morti nel fuoco del Gpl fuoriuscito dalla cisterna deragliata, al rogo della Thyssenkrupp. Si contesta, da parte dei difensori dell’imputato Pacchioni, il diritto a costituirsi parte civile per Regione, Provincia e Comune di Viareggio: «Si richiamano - mette nero su bianco Dal Torrione - le condivisibili motivazioni espresse dal Gup del Tribunale di Torino con ordinanza 2 ottobre 2008 nella parte in cui si afferma che gli enti territoriali “sono titolati dei diritti loro derivanti dalle competenze istituzionali e finalità perseguite. Tali diritti hanno ad oggetto, per ciascuno degli enti citati, la salvaguardia della salute psico-fisica dei lavoratori e della salubrità nei luoghi ed ambienti di lavoro”». Tema centrale e filo conduttore delle accuse formulate dalla Procura guidata da Aldo Cicala.
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