Sicurezza
Sos per l’Olivo Quercetano svenduto per le ville dei vip
Parte una raccolta di firme per chiedere al sindaco vincoli per tutelare la pianta Secondo l’associazione promotrice in dieci anni sono stati sradicati 4mila alberi
SERAVEZZA. Gli antichi e secolari oliveti quercetani rischiano l’estinzione: rimpiazzati da parcheggi, case, o anche da nulla. Queste sculture naturali, patrimonio tanto affascinante della Piana Seravezzina, sono ormai anche un prodotto attraente per un mercato che a colpo d’occhio sfugge. Prede finalizzate a una svendita senza controllo, finiscono strappati, uno a uno, dalla terra: come fossero un’erbaccia qualunque; talvolta vengono estirpati da privati cittadini che vogliono fare spazio al cemento; altre volte, invece, prendono la strada dei giardini di Forte dei Marmi: come piante da ornamento per soddisfare le pretese di qualche facoltoso villeggiante, italiano o anche russo. A lanciare l’allarme è l’Associazione Olivo Quercetano, nata nel 2005 con lo scopo di salvaguardare e promuovere questo olivo, diventato in pochi anni famoso in tutta Italia.
Il “caso” scoppia proprio all’indomani della chiusa dell’edizione 2013 di Enolia, una delle vetrine più importati per i produttori di extra vergine. Gli associati hanno lanciato una petizione per far arrivare la questione a Palazzo comunale, con lo scopo di convincere l’Amministrazione a pianificare una serie di vincoli. È necessario non perdere più tempo e contenere il fenomeno, sostiene l’Associazione: negli ultimi 10 anni, sarebbero state perse circa 4 mila piante di olivo: tra chi l’ha vendute e chi ne ha fatto legna da ardere. «Dobbiamo salvare gli oliveti storici di Olivo Quercetano – interviene Lamberto Tosi, vice presidente dell’associazione – Si tratta di piante che hanno cento o duecento anni: le più antiche di questa specie».
Tale olivo si trova nel comune di Seravezza e in minima parte in quelli limitrofi di Montignoso e Pietrasanta. «La perdita degli ulivi, con la conseguente distruzione degli oliveti – prosegue Tosi – provoca la corrosione di un patrimonio unico nella nostra comunità. Così si perde anche la capacità produttiva di olio, sia dei privati che delle aziende, che spesso prendono in affitto gli uliveti; la produzione, del resto, è già debole poiché i terreni sono molto frazionati».
Ciò che chiedono gli appartenenti dell’associazione di Seravezza è molto semplice: rimettere mano al Piano regolatore per inserire dei vincoli di tutela ambientale e storica del territorio, in riferimento – appunto – alla pianta di olivo.
«Vogliamo precisare che la nostra non è una polemica con l’Amministrazione ma vorremmo piuttosto sensibilizzare i cittadini – precisa Tosi – intorno a questo problema. Potrebbero essere inserite delle indicazioni o delle condizioni nel nostro Regolamento comunale a tutela di questa storica pianta. Il vicino comune di Forte dei Marmi, ad esempio, ha un vincolo paesaggistico sui pini, i quali non possono essere tagliati a meno che non diventino un problema. Capiamo anche le esigenze dei privati ma bisogna essere consapevoli di ciò che si sta distruggendo».
Per firmare la petizione basta andare sul sito www.avaaz.org, oppure cercare sul motore di ricerca “Salviamo l’Olivo Quercetano”. «Appena avremo raccolto un po’ di firme – conclude il vice presidente dell’associazione – le consegneremo al sindaco Ettore Neri, al quale chiederemo anche un incontro pubblico».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google