Il Tirreno

Versilia

Più di cento anni di musica “seria” nel cuore di Viareggio

di Adolfo Lippi
Più di cento anni di musica “seria” nel cuore di Viareggio

Biografie, aneddoti e tante notizie nel libro scritto da Federigo Gemignani con Lisa Domenici e Arrigo Valesio

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VIAREGGIO. Esisteva una lacuna nella storiografia minore di Viareggio. Adesso è stata colmata. La lacuna riguardava la presenza e l’attività di tanti musicomani che resero eccellente la loro permanenza in riviera. Ora ne hanno ampiamente scritto e documentato Federico Gemignani e i suoi collaboratori preziosi, Lisa Domenici ed Arrigo Valesio, nel libro di imminente uscita: “La musica seria a Viareggio” (editore Pezzini). I musici, da Puccini a Borlenghi, da Pacini a Pelliccia, furono tanti e prestigiosi. Il libro, gradevolissimo, ne dispiega le biografie; eppoi contiene impeccabili notizie sull’attività musicale a Viareggio dal 1901 ai giorni nostri, ultimo “Rigoletto” al Politeama compreso.

Federico Gemignani è uomo notissimo. Politico cattolico e democratico, già nel dopo-guerra (fu tra i fondatori della Dc) fu più volte sindaco ed assessore. Con lui presidente il Carnevale visse gli anni più felici e fecondi. Tutti poi sanno quanta passione lo leghi, da sempre alla musica lirica sicché è tra i pochi che spesso incontri al Metropolitan di New York, a “La Scala” di Milano, all’Arena di Verona. Insomma un fedelissimo. Dice di questo libro: «Il viaggio nella musica “seria” che propongo comincia da compositori che hanno vissuto a Viareggio, alcuni dei quali celebri come Puccini o Giovanni Pacini e che, nella nostra città, hanno lasciato tracce importanti del loro lavoro e della loro quotidianità. La seconda tappa invece testimonia la presenza di personaggi famosi come Ruggero Leoncavallo o Arturo Toscanini e altri che hanno avuto un rapporto meno forte con Viareggio, ma molto significativo. Infine si approda alla cronologia degli spettacoli che parte dagli inizi del 1900».

Pazienti e laboriosi, Gemignani con la collega Lisa Domenici ed Arrigo Vallesio (sue le cronologie di molti cantanti lirici, da Del Monaco a Prandelli), hanno frugato e studiato numerosi archivi, hanno scartabellato tra le biografie, hanno scoperto alcuni nuovi come il viaregginissimo Nicola Luisotti, che dalle “Canzonette” e dai Rioni del Carnevale è passato, nientemeno, a dirigere la “Memoria House” di San Francisco in California.

Certo bisogna però sempre partire dai maestri, da Pacini e da Puccini. Del secondo si sa ogni cosa, del primo ancora poco ma, per Viareggio fu fondamentale. Catanese trapiantato in città, grazie a Gioacchino Rossini, conobbe a Roma, dopo una prima teatrale per Cimarosa, la splendida Paolina Bonaparte, matura, passionale, prensile. Che lo fece suo. Paolina, che spesso veniva a Bagni di Lucca per spegnere con l’acqua i suoi noti bollori, decise di dedicarsi al giovane talento. E fece persino costruire il villone lungo la spiaggia viareggina da dove, spesso ignuda, camminava in acqua, che allora giungeva all’attuale piazza Shelley. Il loro amore tuttavia durò poco. Paolina era già ammalata (morì a Firenze pochi anni dopo) e Pacini, spesso, la tradiva con soprano leggere e coriste. Eppoi l’infedele amante fece anche un passo decisivo, si sposò proprio a Viareggio e lei non glielo perdonò.

Rimasto qui in città Pacini divenne importante. Fondò un Liceo musicale, fondò una banda, dette vita ad un vero teatro (prima nel teatrino di casa Belluomini in via Regia eppoi nelle regali stanze del palazzo dove adesso stanno, e male, i parcheggi del municipio), divenne addirittura gonfaloniere. Nonostante la vita così intensamente vissuta Pacini ebbe a scrivere almeno 70 opere. La più famosa è “La Saffo”. Per il resto è dimenticanza.

Lisa Domenici, critico musicale e giornalista, ha di recente pubblicato “Il Festival Puccini” e “Le Signore Butterfly” (dedicato alle tre prime interpreti: Rosina Storchio alla Scala, Salomea Kruceniski a Brescia e Maria Farneti a Napoli). Suo anche un libretto dell’opera lirica “Jeanne D’Arc”. Lisa scrive in questo libro un puntuale ritratto su Pacini. Eppoi scrive anche di Puccini, dal barone Franchetti, di Ippolito Ragghianti, violinista e compositore, di padre Pacini, di Salvatore Orlando, degli Orlando di Torre del Lago, di Enzo Borglenghi, di Tito Schipa, insomma di tanti che, da Viareggio, hanno recato musica al mondo, musica “seria”.

Gemignani non dimentica poi le figure moderne che si sono distinte per affermare la cultura musicale, da Giovanni Giuffrida (amava lo “Otello”) che co-fondò con i leggendari “Amici della Musica”, ad Aldo Fontana (collezionista di tante esecuzioni), a Guido Marotti (giovane amico di Giacomo Puccini e suo studioso e narratore), a Simonetta Puccini, la squisita e raffinata nipote del maestro lucchese.

Seguono, scintillanti, le curiosità. Tra le annotazioni si distinguono quelle su Uberto Bertacca, scenografo di teatro, cinema, tv, su Daniele De Plano, regista di una recente “Tosca” a Macao, su Valerio Galli, direttore d’orchestra di vero talento, su Alessandra Meozzi, giovane soprano di “Bohème”, su Mimma Briganti, soprano di Pietrasanta, su Serena Farnocchia di Pietrasanta, interprete verdiana di prima importanza, su Valiano Natali, su Giampiero Mastromei, celebre tenore camaiorese, su Egisto Bemi, valente tenore in Canada e Germania, su Ugo Novelli, artista poliedrico, su Oreste Mugnaini, ispettore d’orchestra a “La Scala” di Milano, su Desta Dini, camaiorese, soprano, su Lina Puccetti, soprano in “Bohéme” e “Cenerentola”, sul tenore viareggino Elio Malfatti, sul basso Ilio Mannocchi, su Roberto Martinelli, celeberrimo violinista, su Michele Orselli, autore di numerose canzoni per il Carnevale, su Giuseppe Pardini, direttore della banda di Torre del Lago, su Icilio Sadun compositore di fama europea, su Salomea Kruceniski, interprete pucciniana che sposò l’allora sindaco di Viareggio Cesare Riccioni, sui baritoni Giuseppe ed Elio Del Chiaro, sul tenore Salvatore Mazzoni, sul flautista Riccardo Lippi, presidente degli amici della musica di Viareggio, sull’arpista Francesca Boem.

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