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Di Beo: lascio un partito ormai dilaniato

Di Beo: lascio un partito ormai dilaniato

VIAREGGIO. «Esco da un partito che non mi appartiene più, me ne vado amareggiato e con un fievole senso di sconfitta, quell'amaro in bocca per non essere riuscito a svolgere, insieme ai miei compagni,...

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VIAREGGIO. «Esco da un partito che non mi appartiene più, me ne vado amareggiato e con un fievole senso di sconfitta, quell'amaro in bocca per non essere riuscito a svolgere, insieme ai miei compagni, il percorso di rinnovamento politico all'interno del partito, di non aver portato alla vittoria il pensiero che un partito comunista potesse finalmente uscire dalla proprie stanze, che potesse riappropriarsi del vero senso della politica, quello di applicare le proprie ideologie al servizio del popolo». Sono le parole con le quali Michelangelo Di Beo lascia Rifondazione comunista.

«La mia Rifondazione - continua Di Beo - doveva essere un partito apprezzato dai lavoratori, dagli ultimi e dai dimenticati, volevo che Rifondazione mettesse in pratica con il popolo e per il popolo la lotta di classe fatta dal basso. Ma il partito in cui io militavo e in cui avrei voluto militare non esiste più: localmente è stato dilaniato da un gruppo dirigente attento solo agli inciuci politici, impegnato solo nelle lotte interne di partito, attento solo allo statuto. So di essere e di agire nel giusto e per coerenza lascio a testa alta. L'amore per la resistenza e per la ribellione, sarà sempre parte della mia coscienza e con esse affronterò ogni attimo della mia vita, mai e poi mai smetterò di lottare, mai e poi mai mi arrenderò a chi mi vuole diverso e più incline ai semplici sistemi di utilizzo mediatico delle masse».

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