Inps beffa 300 pensionati rivuole la quattordicesima
Arrivano in Versilia le lettere per il recupero delle somme versate nel 2010 I controlli hanno fatto emergere redditi superiori alle autocertificazioni
VIAREGGIO. «Dall’analisi dei suoi redditi personali relativi all’anno 2009, è risultato che le è stata corrisposta la somma non dovuta di 46 euro. Siamo pertanto costretti al recupero di questo importo mediante trattenute mensili sulla pensione, a partire dal mese di giugno 2013, per complessive 36 rate».
Quarantasei euro in 36 rate: poco più di 1 euro di trattenute a volta. Se non fosse che di mezzo c’è una pensionata, ci sarebbe da ridere. Ma purtroppo da ridere c’è ben poco. C’è solo da prendere atto dell’ennesima beffa ai soliti noti. Sono circa 300, in Versilia, i pensionati che si sono visti recapitare a casa una lettera simile a quella di cui scriviamo sopra. Cittadini che - secondo l’Inps - hanno riscosso la cosiddetta quattordicesima senza averne titolo. E adesso dovranno restituirla.
Quattordicesime nel mirino. L’Istituto di previdenza ha messo nel mirino le somme versate nel 2010. Si tratta delle quattordicesime istituite nel 2007 dal governo di Romano Prodi: sì, proprio quello che il Pd ha impallinato come un tordo alle ultime elezioni per il Quirinale. L’idea era di dare un aiuto alle fasce più deboli, cioè agli ultra64enni titolari di pensioni basse. Per richiederla - ogni anno - basta dichiarare un reddito presunto. Ma queste somme - come ricorda la comunicazione dell’Inps - vengono erogate in via provvisoria «in attesa delle necessarie verifiche reddituali».
Il recupero crediti dell’Inps. Secondo i controlli incrociati tra Inps e Agenzia delle Entrate, in centinaia di casi i redditi dei destinatari della lettera erano in realtà più alti di quelli autocertificati. La legge, infatti, prevede una serie di requisiti, contributivi e reddituali, in base ai quali viene stabilita la somma aggiuntiva. Per l’anno 2010 il limite massimo del reddito era di 8.988,92 euro all’anno (per il 2012 è salito a 9.370 euro), con la somma aggiuntiva che varia e può arrivare fino a 504 euro: dipende dal numero di anni e dal tipo (dipendenti o autonomi) di contribuzione. Tradotto in mensilità, significa una pensione inferiore a 680 euro lordi. Comunque, se alla pensione si sono aggiunti, per esempio, un contratto di collaborazione, una rendita catastale o qualsiasi altra fonte di reddito, anche minima ma tale da far superare la soglia, il diritto alla quattordicesima è decaduto. È bene chiarire che nessuno indagherà se l'errore è stato commesso in buona fede o meno: non scatteranno accertamenti fiscali.
C’è anche chi deve riscuotere. Dove i conti non tornano scattano i conguagli. Quelli a credito sono stati messi in pagamento con la mensilità di aprile, mentre quelli a debito saranno ripartiti in 36 rate e saranno recuperati a partire da giugno. La scelta di spalmare il prelievo su tre anni, indipendentemente dall’importo totale, «è stata fatta - si legge in una nota dell’Inps - per rendere meno oneroso il recupero, in considerazione del contestuale momento di disagio che interessa specialmente le fasce più deboli dei nostri utenti». Grazie per la considerazione, dice con amarezza la pensionata di cui sopra. Ma viene da chiedersi come mai, quando si tratta di andare a pescare nelle tasche, si vada sempre dai soliti. Stendendo un velo sugli errori di punteggiatura contenuti nella lettera. In ogni caso, chi è certo di non dover restituire nulla può rivolgersi sia agli sportelli Inps che ai patronati per fare ricorso contro il provvedimento.
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