Il Tirreno

Versilia

Salve le strutture dei bagni «Non andranno allo Stato»

di Matteo Tuccini

Locali e piscine diventano “precari”: basta che si possano demolire in due mesi Così la Regione intende frenare il Demanio. Che però vuole prendere tutto

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VIAREGGIO. Le strutture costruite dai bagni sulle spiagge della Versilia non finiranno allo Stato. Questo - secondo la Regione - è ciò che accadrà grazie al nuovo Codice del turismo, a cui ieri mattina è stato dato il via libera. Norme che contengono, fra le righe, l’indicazione per capire se le case di guardianaggio, le cabine o le piscine siano “di facile o difficile rimozione”. Se siano, insomma, da considerarsi precarie oppure no.

Si evita l’aumento del canone. In parole meno tecniche possibile, ogni costruzione che si possa demolire entro due mesi diventerà “di facile rimozione”, cioè precaria. E questo impedirà che l’Agenzia del Demanio ne possa proporre l’incameramento, cioè l’acquisizione da parte dello Stato. Previsto, secondo il Codice della navigazione, per tutte quelle strutture che non possono essere demolite in tempi rapidi. Per gli stabilimenti balneari, in tempi così difficili, è oro colato: non solo mantengono la proprietà di un bene su cui hanno investito dei bei quattrini; ma evitano, in questo modo, anche un aumento fino a quattro volte del canone. Già, perché se una struttura che si trova sulla concessione viene incamerata, la concessione stessa aumenta di valore. E il canone cresce con lei.

Entro un mese il regolamento. È una questione antica, questa, che gli stabilimenti conoscono a menadito. E che negli anni ha visto pareri e contropareri, relazioni tecniche e sentenze di tribunale. C’è stato persino un processo a sette bagni versiliesi, per aver definito precarie delle strutture che la Procura non riteneva tali. Processo che, tra l’altro, si è chiuso con le assoluzioni dei titolari dei bagni e dei loro tecnici. Ora, però, la Regione ha messo mano alla materia su sollecitazione degli stessi imprenditori. La modifica del Codice del turismo avrebbe dovuto essere votata poco prima delle elezioni politiche; poi, per un disguido, saltò. Ma in questi giorni c’è stata l’accelerata. E ieri il consiglio regionale ha dato il la alla riforma del Codice del turismo per la parte che riguarda i bagni. Entro un mese ci sarà il regolamento che definisce nel dettaglio cosa è precario e cosa no. E, come detto, conterrà le indicazioni di cui parliamo in cima all’articolo. Ad approvarlo sarà la stessa giunta del presidente Enrico Rossi.

L’appetito del Demanio. Questo non significa che la questione sia chiusa. Anzi. Nel frattempo le ispezioni del Demanio e della Capitaneria di porto continuano. Con particolare attenzione - secondo quanto raccontano i concessionari . alle piscine. Sarebbero molte, infatti, le proposte di incameramento - alcune delle quali già andate a buon fine - per questo tipo di costruzioni. Una sciocchezza, secondo il leader dei balneari Graziano Giannessi, presidente regionale del sindacato Sib Confcommercio. «A nostro giudizio - dice Giannessi - le piscine sono di per sé di facile rimozione, perché per la maggior parte sono interrate. C’è una circolare del Ministero che lo attesta». Giannessi invita perciò i balneari a opporsi in sede di tribunale a questo tipo di procedimenti, consapevole che «ci sarà una battaglia forte, probabilmente anche lunga, per determinare chi la spunterà». Battaglia che potrebbe scatenarsi anche a livello istituzionale: difficile credere che, a fronte di un Codice del turismo che interviene sul Demanio, Roma lascerà completa mano libera a Firenze. Insomma, il destino di case e piscine sul mare lo deciderà (forse) la Corte Costituzionale.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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