Sicurezza
Caso Babboni, l’indagine non sarà riaperta
Lo scultore argentino è scomparso nel 2007. La Procura ha restituito ai genitori computer e telefoni
PIETRASANTA. L’inchiesta sulla scomparsa di Pablo Babboni, lo scultore argentino che non dà notizie di sè dal giugno 2007 quando aveva 35 anni, non sarà riaperta. A meno che i familiari non portino agli inquirenti elementi nuovi. Che potrebbero spuntare fuori dal computer portatile e dai telefoni cellulari del figlio che la Procura ha restituito a padre e madre. Che ieri mattina hanno incontrato il Procuratore capo, Aldo Cicala, ed il sostituto Giuseppe Amodeo. Alla presenza del maresciallo dei carabinieri Luigi Golia che, a suo tempo, condusse le indagini archiaviate otto mesi dopo la scomparsa. All’epoca il fascicolo relativo a Babboni era nelle mani di Giuseppe Procura che dirigeva la Procura di Lucca e al quale Cicala è succeduto. I coniugi Babboni sono stati assistiti, nel corso degli incontri, dall’avvocato Daniela Forti, di Pietrasanta, contattata dal fratello dello scultore in questi giorni di presenza dei genitori in Italia.
«Abbiamo restituito il Notebook - spiega Aldo Cicala - ma abbiamo eseguito una copia di tutto ciò che vi era conservato. E la stessa cosa abbiamo fatto con la memoria dei cellulari». Amodeo e Cicala sono entrambi convinti, e lo hanno esplicitato ai coniugi Babboni, che le indagini siano state condotte «con molta diligenza».
Ma la madre di Pablo, Edelveis Sosa. ha ripetuto ai Procuratori quanto già dichiarato alle telecamere di “Chi l’ha visto?”: «Perché non sono stati esaminati anche i tabulati di Jessica Raffaetà?», la giovane amica dello scultore che lui stesso avrebbe chiamato due volte, prima di sparire per sempre. Quelle chiamate dai telefoni di Babboni non risultano. E nessuno avrebbe controllato se sul telefono di Raffaetà ci siamo le tracce di una qualche telefonata nelle ore indicate dalla donna.
«Io stesso in quel periodo conoscevo Pablo Babboni - racconta l’avvocato Forti -: era un ragazzo normale, tranquillo...». Negli ultimi tempi, proprio prima di scomparire, Pablo invece era agitatissimo. Aveva paura di essere ucciso, chiedeva ai parenti in Argentina se risultassero denunce contro di lui, temeva un uomo, un cittadino marocchino, anche lui amico di Jessica Raffaetà. Ieri mattina, in Procura, mamma Edelveis e papà Nobel hanno ricevuto anche il verbale con le dichiarazioni rilasciate dall’uomo, nel 2008, all’uscita dal carcere.
Tra gli atti disposti ieri dalla Procura, come spiega il Procuratore capo, anche «il prelievo del Dna dei genitori di Pablo Babboni, così da averlo a disposizione per ogni evenienza».
Dal canto suo l’avvocato Forti spiega di aver appena ricevuto tutti gli incartamenti e di avere l’intenzione di esaminarli approfonditamente per conto dei genitori di Pablo che non si danno pace di un’archiviazione avvenuta appena otto mesi dopo la scomparsa del figlio che aveva scelto l’Italia per vivere e lavorare.
Donatella Francesconi
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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