Sicurezza
Scultore scomparso, i genitori incontrano il Procuratore capo
Pablo Babboni non dà notizie dal giugno 2007. La madre davanti alle telecamere di “Chi l’ha visto?” ha contestato il fatto che le indagini siano state archiviate solo otto mesi dopo. Una lettera per il Papa
PIETRASANTA. Questa mattina l’incontro con Aldo Cicala, Procuratore capo a Lucca, che attende i genitori di Pablo Daniel Babboni, scultore di nazionalità argentina, in Italia dal 1997, scomparso all’improvviso il 16 giugno 2007. Prima di salire le scale della Procura, i genitori di Babboni (35 anni al momento di far perdere le proprie tracce), sono passati dal Vaticano, per lasciare un messaggio a Papa Francesco, loro connazionale, affinché interceda con la giustizia italiana. Poi sono andati in televisione, davanti alle telecamere di “Chi l’ha visto”, le foto di Pablo appese al collo, un appello accorato in spagnolo nel caso il figlio possa ascoltare, da qualche parte, e ritrovare quella memoria che potrebbe aver perso, nella speranza che sia ancora vivo.
Ad Aldo Cicala i genitori dell’artista che ad un certo punto della sua vita ha scelto l’Italia per vivere e creare, rivolgeranno molte domande e chiederanno di avere indietro il computer portatile del figlio ed il cellulare. L’inchiesta è stata archiviata dalla Procura solo otto mesi dopo la scomparsa dell’uomo. Da allora la famiglia non ha più riavuto computer e telefonino che furono ritrovati nella Punto blu di Pablo ritrovata, agli inizi di dicembre 2007, a San Rossore. E proprio sul cellulare si appuntano le speranze della famiglia dello scultore. Che, alle 17 e alle 19 del giorno che è scomparso avrebbe telefonato ad un’amica a Pietrasanta che così ha testimoniato. «Perché i tabulati del cellulare di Pablo sono stati esaminati e quelli della ragazza no?», hanno chiesto i genitori di Babboni davanti alle telecamere Rai. «Dai tabulati telefonici di mio figlio - ha dichiarato la madre, Edelveis Sola - quelle telefonate non risultano. Perché, allora, non è stato controllato il cellulare della sua amica per capire da dove Pablo potesse aver telefonato...».
L’uomo, quel 16 giugno, era agitato. Ai genitori, chiamati nel cuore della notte dall’hotel Burlamacco di Viareggio, chiese se risultassero denunce nei suoi confronti. Poi la conversazione si interruppe bruscamente. In precedenza Pablo aveva raccontato di dover andare via da Pietrasanta perché aveva problemi con una donna. «La sua amica mi raccontò che Pablo era paranoico, che parlava incoerente», così continua la madre in televisione, «e che nessuno lo voleva uccidere», come invece lui stesso aveva confidato. Raccontando anche della volontà di trasferire i propri risparmi su un conto corrente argentino.
Dal ritrovamento dell’auto, le tracce di Babboni si sono completamente perse. Chi ha portato la Punto blu, con all’interno anche la carte di identità di Babboni, 60 euro, ed i segni di un pasto consumato in una fast food della McDonald’s fino a San Rossore? È stato lo stesso scultore? E se Babboni è vivo come mai non si è più messo in contatto con la famiglia alla quale era particolarmente legato, come dimostrano le telefonate precedenti alla scomparsa? A queste domande l’inchiesta condotta dai carabinieri e archiviata in gran fretta non ha dato nessuna risposta.
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