Sicurezza
Il pm chiede 5 condanne per il crollo di Quiesa
Un operaio fu travolto e ferito mentre stava raccogliendo dei calcinacci L’accusa: «Troppa fretta nei lavori». Le difese: «Sicurezza rispettata»
MASSAROSA. Chi ha dato l'ordine di scavare sotto i pavimenti del frantoio crollato a Quiesa? Il lavoro che ha portato al ferimento dell'operaio rimasto travolto dalle macerie è stato eseguito con troppa fretta dalla ditta incaricata e senza rispettare tutte le norme di sicurezza? E i progettisti e gli addetti alla sicurezza hanno svolto i loro compiti? A queste domande dovrà dare una risposta il giudice Nidia Genovese nell'udienza finale del processo per il crollo avvenuto nel 2009 a Quiesa mentre erano in corso lavori per la trasformazione di un vecchio frantoio in appartamenti. Intanto ieri in aula il pm Lucia Rugani ha presentato le sue conclusioni chiedendo condanne a un anno e due mesi per tutti i cinque imputati. I difensori - dopo aver contestato punto per punto i capi di imputazione - hanno chiesto invece di assolvere i loro assistiti. Sul banco degli imputati ci sono l'imprenditore Mariano Montemagni, titolare della ditta Pielle esecutrice dei lavori (assistito dall'avvocato Saverio Giampietri); Andrea Larini, rappresentante della Gavisama, committente dei lavori (il legale è Giacomo Ciardelli), il geometra Luca Sarti ,progettista dell'intervento (l'avvocato è Marcello Taglioli), l'ingegnere Fabiana Di Giuseppe, coordinatore per la sicurezza; l'ingegnere Luca Giannini, progettista e direttore dei lavori strutturali. Gli ultimi due imputati sono assistiti dagli avvocati Enrico Marzaduri e Carlo Di Bugno. A rappresentare l'operaio rimasto ferito, costituitosi parte civile, è l'avvocato Gabriele Parrini che ha sostituito il compianto Carlo Alberto Antongiovanni: Mihai Ungureanu - questo il nome dell'operaio - fu travolto dai calcinacci caduti dopo il di parte del tetto e 2 solai subendo ferite che hanno provocato un'invalidità del 40%. Altri due operai che stavano lavorando al frantoio riuscirono a mettersi in salvo prima del crollo. Ieri mattina il pm ha confermato le accuse presenti nel capo di imputazione: secondo la procura il progetto e i lavori non hanno rispettato le norme per la prevenzione degli infortuni e sulla sicurezza. Per la procura è stata la fretta (i permessi a costruire stavano per scadere) a far accelerare i lavori sorvolando sulla sicurezzae rendendo «instabile il muro portante» che poi ha provocato il crollo.
Per l’avvocato Ciardelli il committente dei lavori non ha alcuna responsabilità. «Ha incaricato tre professionisti di vigilare sulla sicurezza, ci sembra un dato significativo». Gli avvocati dei tre professionisti hanno sottolineato come tutti i progetti siano stati eseguiti secondo i criteri di legge. L’avvocato Taglioli ha inoltre aggiunto che il geometra Sarti ha realizzato solo il progetto architettonico e che quindi «non aveva responsabilità per la sicurezza». A chiamare in causa i professionisti è invece il Montemagni che parla di un incontro avvenuto sul cantiere per parlare degli scavi. Marzaduri e Di Bugno hanno affermato che lo scavo totale e fino a 50 centimetri di profondità non era stato commissionato dai loro assistiti che erano ignari della situazione dello scavo. L’avvocato Sergiampietri ha sostenuto che a Montemagni erano state date tavole del progetto strutturale (uno di questi documenti è stata trovato sul cantiere). «Sono state seguite le indicazioni dei tecnici, un impresario non può sapere tutto, altrimenti a che serve un ingegnere strutturale?».
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