Proteste
«Salvi per una manciata di secondi»
Il racconto dei due camaioresi scampati alle esplosioni: se lui avesse tagliato il traguardo un po’ dopo sarebbero morti
CAMAIORE. «Se fossi arrivato tre minuti dopo ora io e mia moglie forse non saremmo qui a raccontare la nostra storia. La paura è stata grandissima ma non ci faremo fermare da queste bombe. Domenica correrò un’altra maratona e poi in autunno andrò ad Atene: non possiamo farci limitare la vita da chi conosce solo odio». Dimenticare quei due boati e la folla in preda al panico per le strade di Boston non sarà facile per Paolo Moriconi, parrucchiere camaiorese ritrovatosi assieme alla moglie Irene Pardini in mezzo all’attentato che ha seminato il panico nel cuore della città del Massachusetts, simbolo della grande cultura statunitense.
La notte trascorsa in albergo dopo le esplosioni e la fuga a perdifiato non è stata facile: la paura fa tremare ancora le gambe e si impossessa della mente costringendola a vagare in un labirinto di congetture al cui centro sta il terribile volto di quella morte appena sfiorata. «Siamo ancora scossi - spiega Moriconi, titolare del negozio Hairfashion Moriconi, al telefono da Boston - soprattutto mia moglie. Pochi minuti prima delle esplosioni era dietro al traguardo per fotografarmi. Proprio lì è avvenuta l’esplosione».
A mitigare in parte la paura sono state le numerosissime telefonate ricevute da casa. «Mi hanno telefonato in tantissimi - racconta ancora Moriconi - dopo quello che è successo fa un grandissimo piacere sapere che c’è gente che ti vuole bene. Ringrazio tutti quelli che ci hanno inviato messaggi, sono veramente stati di grande aiuto». Ma nei momenti angoscianti dell’attentato quelle voci rassicuranti non hanno potuto varcare l’oceano . «Quando sono esplose le bombe - spiega ancora Moriconi - abbiamo parlato per poco con mio figlio per rassicurarlo sulla nostra situazione: gli abbiamo detto che era tutto a posto. Poi la linea è caduta e per oltre tre ore non è stato possibile parlare con nessuno». Vedere le immagini dell’attentato in tv è di certo sconvolgente. Ma trovarsi in strada in quei momenti drammatici è un’esperienza a dir poco traumatizzante. Soprattutto perché è difficile capire cosa sta accadendo realmente e il timore di altre esplosioni è grandissimo.
«Ero andato a prendere la mia medaglia - racconta ancora Moriconi - quando ho sentito le due esplosioni. Poi ho visto il fumo e la gente che gridava e fuggiva».
Il boato è stato come un terremoto che ha fatto tremare il terreno e scosso le anime lasciando cicatrici indelebili. Le forze dell’ordine sono subito intervenute per far allontanare la folla, per evitare che le persone sospese tra spavento e curiosità tornassero verso il luogo delle deflagrazioni oppure restassero esposte a nuovi attacchi.
Dopo il doppio boato Moriconi ha perso per qualche minuto la moglie. «Eravamo separati - spiega Moriconi, esitando per qualche attimo mentrel’incontenibile ondata delle emozioni torna prendere il sopravvento - e pochi minuti prima lei si trovava proprio nel luogo delle esplosioni. Ci siamo corsi incontro e abbracciati. Rivedersi in mezzo alla folla e sapere che stavamo entrambi bene è stata una liberazione». Alla gara con Moriconi c’era anche un’altra coppia di Pieve Fosciana: anche per loro è andato tutto bene.
Poi, una volta arrivati in albergo, è arrivata la consapevolezza di quello che era accaduto ed il panico cieco dei primi momenti ha ceduto il passo a una forma di paura più subdola, quella che sa insinuarsi fino nei sogni e non lascia tregua.
«Adesso mia moglie comincia a stare meglio - racconta Moriconi dopo il risveglio da questa notte agitata - ma all’inizio era veramente terrorizzata. Sapere che poco prima dei boati si trovava proprio lì dove sono morte quelle persone la spaventava nel profondo». Poi la mente va al ritorno a casa. «Oggi partiremo - spiega Moriconi - e torneremo giovedì. Non vediamo l’ora di abbracciare chi ci è stato vicino».
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