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Versilia

Il maratoneta non si fa fermare dalla paura

Il maratoneta non si fa fermare dalla paura

Ore di angoscia per familiari e conoscenti. Ma il parrucchiere “da corsa” è già pronto a tornare in gara

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CAMAIORE. L’eco dell’esplosione delle bombe di Boston, grazie a satelliti e ai cellulari, in pochi minuti ha varcato l’oceano riversando il suo carico di angoscia anche verso Camaiore. Per pochi attimi a Davide Moriconi, figlio del maratoneta scampato all’attentato, è riuscito parlare con il padre. Poi il crollo delle comunicazioni e l’oceano che ha messo in mezzo la sua vastità, lasciando familiari e amici della coppia camaiorese nella paura.

Mentre le tv mostravano le immagini di persone ferite e parlavano di vittime, il silenzio di quei telefoni poteva far pensare a qualunque cosa.

Il telefono di Davide ha squillato decine di volte, raggiunto da persone che volevano sapere come stavano i suoi genitori. Davide ha rassicurato tutti scrivendo sul profilo Facebook del negozio Hairfashion Moriconi. Ma certo avrebbe voluto sentire ancora la voce del padre per essere sicuro che le cose non fossero mutate.

Poi le linee hanno ripreso a funzionare. E il telefono di Paolo Moriconi non ha smesso di squillare per tutta la notte bostoniana (tra la costa Est degli Stati Uniti e l’Italia ci sono sei ore di differenza). «Ho dovuto ricaricargli il telefono 8 volte con 50 euro - racconta il figlio tra una messa in piega e un taglio - perché lui voleva rispondere a tutti. Tra un po’ sono costate più le telefonate del viaggio».

Non è la prima volta che il maratoneta va a correre negli Statio Uniti. «Ho già fatto Chicago e New York - spiega Paolo - correre mi diverte un sacco. Smettere per la paura? Non credo proprio. Domenica sarò a Genova poi in autunno ad Atene».

(g.d.)

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