Il Tirreno

Versilia

Gli hotel non hanno più i soldi nemmeno per la sicurezza

di Giovanna Mezzana
Gli hotel non hanno più i soldi nemmeno per la sicurezza

Entro il 2013 devono adeguarsi alle nuove norme antincendio, servono centinaia di migliaia di euro Il presidente degli albergatori Corchia: se le banche non ci aiutano non possiamo farcela

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VIAREGGIO. Il tempo delle proroghe è finito: agli albergatori non rimane che mettersi cuore in pace e mani in tasca e rispettare l’obbligo che stabilisce che entro il 31 dicembre 2013 tutte le strutture ricettive – con più di 25 camere e che nel ’94 già esistevano – devono essere in regola con la nuove norme antincendio, contenute nel cosiddetto Piano straordinario biennale, definito da un decreto ministeriale del marzo 2012. È un bel problema: «Tra vie di fuga, rilevatori di fumo in ogni stanza e naspi (quei tubi arrotolati e chiusi in cassette, muniti di erogatori da cui esce il getto d’acqua, ndr) ad ogni piano – dettaglia Paolo Corchia, presidente degli operatori di Forte dei Marmi, numero uno di Federalberghi Toscana – si tratta di investimenti da centinaia di migliaia di euro». Cifra che, anche in Versilia, la maggior parte degli imprenditori della ricezione fa fatica a tirare fuori: la mancanza di liquidità è uno dei problemi che più attanagliano le imprese e l’alberghiero non fa eccezione. Per chi deve mettersi in regola – è buona parte delle 350 strutture versiliesi – è una preoccupazione in più con la quale affrontare i due prossimi ponti del 25 aprile e del 1° maggio e la stagione balneare 2013. Stritolati tra gli obblighi dettati dalla norma e la necessità di investire per rendere le strutture appetibili, il mondo versiliese dell’hotellerie perde il sonno, consapevole che una soluzione difficilmente arriverà dal bussare alla porta di una banca.

Stop alle proroghe. L’obbligo dell’adeguamento antincendio discende da un percorso normativo lungo e accidentato. Il piano era stato deciso da un decreto legge del 2011, convertito in legge nel 2012; quindi erano entrate in marcia delle proroghe per fare domanda di ammissione al Piano: e alla fine è spuntata la scadenza – dicembre 2013 – che sembra improrogabile. «Adesso non rimane altro che presentare i progetti e procedere con i lavori – osserva Corchia – e questi obblighi stridono con la pesantezza della crisi. Fino a una decina di anni fa la stagione balneare rendeva bene, e consentiva di autofinanziarsi gli investimenti dell’anno successivo: rinnovo dei bagni, ampliamento delle camere, eventuale manutenzione straordinaria».

O il credito o si chiude. La musica è cambiata. Se non c’è una banca a far fronte alla mancanza di liquidità si entra in un circolo vizioso: ma gli istituti di credito hanno inasprito le condizioni – anche loro devono far quadrare i conti e tutelare il loro capitale – e prima di prestare soldi scandagliano bilanci e patrimoni con più rigidità di prima. In effetti qualche segnale positivo è arrivato: la Regione ha siglato un patto pro alberghiero con la Cassa di Risparmio di Firenze (Gruppo Intesa S. Paolo): per sostenere le necessità di cassa; ma anche gli investimenti: come l’ampliamento e la riqualificazione della struttura, anche perché offrire un ricco bouquet di servizi – dai percorsi relax (dal centro estetico alla vera e propria welness spa) al wi-fi e finanche gli schermi tv al plasma – non è un diktat a cui devono sottostare solo a cinque stelle e i quattro stelle superior. Piuttosto, è l’unica opzione per rimanere sul mercato. La Carifi ha messo a disposizione un plafond da 100 milioni di euro, che devono però essere spartiti con il resto dei colleghi toscani. In Versilia di questi soldi non è ancora arrivato un euro. «Siamo in fase di pratiche – informa Corchia – – e anche il Monte dei Paschi di Siena, la Cassa di Risparmio di Lucca e la Cassa di Risparmio di Carrara stanno facendo delle buone offerte, ma il problema sono le garanzie». Ammettiamo che una banca sia disponibile ad andare incontro a un settore: quello alberghiero; perché poi eroghi ad un albergatore il finanziamento richiesto, il titolare d’impresa deve mostrare di essere solvibile. E qui cade l’asino. L’ostacolo è «abbiamo fatturati che sono in calo da anni – dice il rappresentante di Federalberghi – Se una banca si ferma alla superficie e non valuta positivamente la proprietà della struttura e non soppesa la buona gestione, non c’è via d’uscita. Per far crescere l’impresa ci vogliono “banche intelligenti”».

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