Sicurezza
Caos Pioppogatto: i rifiuti extra Versilia non stanno arrivando
Intanto i 25 lavoratori in cassa integrazione si sono rivolti al giudice per far valere il diritto al reintegro nell’impianto
VIAREGGIO. L’accordo al tavolo della Prefettura porta la data del 29 marzo. Ma i lavoratori (circa 25) che avrebbero dovuto rientrare dalla cassaintegrazione ed essere assunti da “Vera” sono ancora a casa e nessuno ha fatto avere loro alcuna notizia in merito. Se gli operai non hanno più messo piede nell’impianto di Pioppogatto, lo stesso vale per i rifiuti che lo stesso accordo di fine marzo prevedeva in arrivo dalla Piana di Lucca per il sito di compostaggio tra Viareggio e Massarosa. «Il presidente del Consorzio ambiente Versilia, Umberto Buratti - racconta il sindaco di Camaiore, Alessandro Del Dotto - ha già chiesto un paio di volte alla Provincia che ne è di questa parte dell’intesa. Ma la Provincia non sembra molto collaborativa in questo momento. Sembra decisamente distratta da altre cose».
L’arrivo dei rifiuti extra Versilia è la “chiave” perché l’impianto torni a funzionare a pieno regime, con l’assunzione dei lavoratori oggi a casa. Ma con la stessa “chiave” si garantisce la tariffa decisamente più bassa di smaltimento rifiuti. Il che, in vista della Tares e relativi aumenti, diventa di vitale importanza per i cittadini.
«Mi risulta che non si sia ancora sbloccato il ragionamento sui contratti con le imprese extra Versilia»: a parlare così è Michele Massari, sindacalista della Cgil-Funzione pubblica, che alla vicenda Veolia-Pioppogatto lavora da quando è “esplosa”. «Voglio un incontro con la Regione ed una con Ato», continua Massari. Che alla domanda sul futuro dell’impianto e dei lavoratori che attendono la riassunzione risponde provocatoriamente: «Perché non fate la domanda a chi i rifiuti a Pioppogatto deve portarli?».
Intanto, però, l’incontro che il gruppo di lavoratori in cassaintegrazione aveva chiesto alla Cgil per lunedì è saltato: «Dentro Pioppogatto si lavora - è la protesta che porta la voce di Gianluca Lorenzani, di sua moglie Francesca Graziani, dei colleghi Massimiliano Checchi e Fabrizio Tanca - anche con contratti di 2/3 giorni o di dieci a collaborazione. Mentre la cassaintegrazione a rotazione non è stata accettata». Loro, stanchi di intese che non diventano realtà, delle promesse con le quali si è riempita la bocca la politica locale tutta, si sono rivolti ad un legale con una diffida stragiudiziale per il reintegro nel posto di lavoro. Stanno aspettando la convocazione in commissione di conciliazione: da come va questo appuntamento si saprà o meno se la loro battaglia continuerà o meno in Tribunale.
Nell’attesa, però, i destini dei lavoratori e quelli del futuro dell’impianto che è strettamente collegato alle politiche dei Comuni versiliesi in materia di rifiuti sono appesi al filo di un’altra incognita: che fine ha fatto il Piano Favoino che la Provincia ha portato in giro per assemblee ed incontri, nei mesi scorsi, come fosse la Madonna Pellegrina? Si racconta che le amministrazioni riunite in Cav avrebbero dovuto sborsare 10mila euro per pagare il lavoro fatto per la Provincia dal tecnico della Scuola di agraria di Monza. Così non è stato: «Non mi ricordo di aver mai deliberato niente in proposito né nelle riunioni del Cav - risponde il sindaco di Camaiore - e tantomeno in consiglio comunale. D’altra parte mi pare che il Piano Favoino e la sua approvazione abbiano un senso solo all’interno del nuovo Piano interprovinciale dei rifiuti che mi sembra, a questo punto, qualcuno proprio non voglia...».
«Invece che chiamare al lavoro noi hanno prolungato di sei mesi il lavoro a chi è già dentro l’impianto», racconta Checchi: «E noi per difendere il nostro diritto al lavoro dobbiamo andare dall’avvocato...».
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