Il Tirreno

Versilia

Sotto accusa il titolare del Meto

di Matteo Tuccini
Sotto accusa il titolare del Meto

«Favoreggiamento della prostituzione»: la Procura chiede il processo per Prosperi e due collaboratori

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MASSAROSA. Non solo spettacoli erotici alla sexy discoteca Meto. Secondo la Procura della Repubblica di Lucca, per oltre un anno il titolare del locale e due suoi collaboratori avrebbero incoraggiato undici ballerine - rumene, russe, tunisine e messicane - a fornire “servizi” extra ai clienti. Con un compenso di 50 euro per 20 minuti di prestazione sessuale, il cui contenuto non è difficile immaginare.

Per questo motivo il pubblico ministero ha chiesto il rinvio a giudizio di Fabrizio Prosperi, 61 anni, legale rappresentante della Meto srl, e di Adamo Lorenzetti, 71, e Massimiliano Sbranti, 42, due suoi collaboratori. L’accusa per tutti e tre è di favoreggiamento della prostituzione in concorso.

A detta degli inquirenti, infatti, tra il febbraio del 2011 e il maggio 2012 chi entrava al Meto poteva usufruire di prestazioni aggiuntive rispetto ai consueti spettacoli che il locale poteva offrire. Era sufficiente una semplice richiesta - secondo l’accusa - per potersi appartare con una delle ballerine nei cosiddetti “privé”, e con un compenso di 50 euro ricevere una ventina di minuti di show personale. Che includeva - oltre al ballo senza veli - anche la vera e propria masturbazione sia della ballerina che del cliente.

A detta degli inquirenti, era Prosperi che «organizzava l’attività delle ballerine e predisponeva i locali dove queste si intrattenevano con i clienti». Lorenzetti e Sbranti collaboravano con Prosperi «e in particolare Lorenzetti riceveva le somme di denaro richieste ai clienti che desideravano accedere ai privé, apponeva un timbro su un fogliettino in possesso della ragazza. Al termine prefissato Sbranti entrava nel privé e invitava il cliente a uscire o a pagare ulteriori 50 euro per continuare la prestazione, avente durata di 10 minuti».

L’indagine - che si avvale anche di intercettazioni telefoniche - è partita da un controllo eseguito un anno fa della polizia nel locale. Circa duecento persone furono identificate dai poliziotti che si presentarono alla porta per le verifiche, che riguardavano sia le condizioni di lavoro del personale che la natura degli spettacoli, oltre che le generalità della clientela. All’operazione parteciparono una ventina di agenti del commissariato allora guidato da Leopoldo Laricchia, insieme agli uomini della squadra mobile della questura. Circa un mese e mezzo dopo il locale fu chiuso - in via temporanea - con tre denunce a carico del titolare e dei suoi collaboratori, su disposizione del tribunale di Lucca: gli agenti in borghese si erano finti clienti e avevano accertato - a detta degli inquirenti - che si offrivano prestazioni sessuali non complete a chi ne faceva richiesta. Allo stesso tempo le persone che frequentavano il locale erano state interrogate per avere altre informazioni. Ora la palla passa al giudice per l’udienza preliminare, che dovrà decidere se mandare a processo i tre imputati.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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