Il Tirreno

Versilia

Morì per l’ecografia fatta troppo tardi ma nessuno pagherà

di Donatella Francesconi

Il dramma di una neonata, rievocato in tribunale, è di 8 anni fa La sentenza di secondo grado conferma: niente colpevoli

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VIAREGGIO. Morì otto anni fa, a soli otto giorni di vita. Oggi, a processo d’appello concluso, la giustizia ha decretato che non ci sono responsabilità sanitarie di alcun tipo. Storia di una piccolina e dei suoi genitori che ancora si chiedono perché quella neonata oggi non sia in terza elementare.

Quando la piccola muore, nel settembre 2005, sono passate 30 ore circa dal suo ingresso al Pronto soccorso dell’ospedale Versilia. È infatti l’una e mezzo della notte tra il primo ed il due settembre quando i genitori della neonata, una coppia viareggina che ha altri figli, si presentano per la seconda volta in poche ore con la figlia che respira male, è pallida, quasi inerte. Gli esami mostrano che la bambina sta male. Viene contattato il cardiologo reperibile che - così si legge nelle cartelle cliniche - «si rifiuta di venire perché non ha esperienza sui neonati». Alla neonata serve un ecocardiografia urgente. Il cardiologo avverte i colleghi ripetutamente, la circostanza emerge con forza dagli atti del processo di primo grado che ne determina l’assoluzione dopo la denuncia presentata dalla famiglia: per quell’esame la piccola va portata subito all’Opa di Massa.

Ma la notte tra il primo e il due settembre la bambina rimane al Versilia. Dove, solo alle 10 del mattino del 2 settembre, un cardiologo esegue l’ecocardiografia che dà il peggiore dei responsi: una rara malformazione al cuore. Alle 12,30 del 2 settembre, quando la piccola arriva all’Opa in ambulanza, il suo cuoricino ha già cessato di battere e deve essere rianimata e intubata. Le condizioni sono drammatiche, la bambina è in acidosi. Alle 22,52 inizia un intervento chirurgico che, per il tipo di patologia è già rischiosissimo anche in condizioni “normali”, ovvero quando la malformazione - intercettata durante la gravidanza - viene affrontata in sala operatoria subito dopo il parto.

Un dubbio che ha accompagnato l’azione legale della famiglia delle neonata morta: perché durante la gravidanza, assolutamente regolare, nessuno ha visto niente? In questi giorni la sentenza della Corte d’Appello di Firenze per il ginecologo chiamato in giudizio ha confermato l’assoluzione arrivata, anche per lui, dalla sentenza del Tribunale di Viareggio. Ed il cerchio sulla morte della neonata sembra chiuso: nessuna responsabilità, nessuna colpa.

Ma le parole del giudice Gerardo Boragine, nella sentenza di primo grado, fanno pensare, là dove parla dello «stupore» che prende il giudice nell’apprendere che per eseguire l’esame del quale avrebbe avuto bisogno la bambina c’è bisogno di «attendere il provvidenziale arrivo dell’unico sanitario in grado di effettuarlo!». Parole che fanno seguito a quelle che i genitori hanno ascoltato da un medico dell’Opa: «Ripetè ancora una volta - si legge nella denuncia - che se la bambina fosse stata portata all’ospedale pediatrico di Massa prima che le sue condizioni divenissero così difficili, le probabilità di sopravvivenza sarebbero state certamente più elevate».

«Il nostro tormento - scrivono i genitori nella denuncia - è che forse, con maggiore attenzione, sin dal primo momento dell’accesso in Pronto soccorso, o forse anche prima, la morte di nostra figlia poteva essere evitata».

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