Il Tirreno

Versilia

Fa la prostituta per vivere Disperata: basta, aiutatemi

di Giovanna Mezzana

Giovane di 34 anni, invalida e disoccupata, si vende insieme al suo compagno Lui: «Vogliamo smettere, aspettiamo un bimbo. Chiedo solo un lavoro onesto»

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VIAREGGIO. Sonia ha 34 anni. Vive a Viareggio in un bilocale con il suo compagno, Salvatore di 47 anni, di cui è innamorata: aspettano un bambino, lei è incinta di quattro mesi. Sembrerebbe un sogno che si avvera. E invece per Sonia e Salvatore la vita è un incubo. Entrambi invalidi e con problemi di salute – lei soffre di una depressione molto grave, lui è in attesa di un trapianto di fegato – entrambi disoccupati. E questa situazione di precarietà estrema va avanti da parecchio tempo, tant’è che da mesi hanno deciso di prostituirsi: insieme. Soluzione estrema, che alla coppia è costata – psicologicamente ed emotivamente – un prezzo troppo alto da pagare. «Abbiamo venduto il nostro corpo – prende coraggio Salvatore – ma non possiamo andare avanti così». Adesso vogliono smettere, non ce la fanno più, soprattutto perché c’è un bambino che sta arrivando: ma il futuro è un tunnel, alla fine del quale per ora non vedono alcuna luce.

Pronti a tutto. Sonia e Salvatore si prostituiscono nel loro piccolo appartamento in affitto. Si vendono come coppia o anche come single. «Trovare clienti – dice lui – è semplicissimo. È sufficiente mettere un annuncio su Internet o su una rivista: a Viareggio c’è un universo di persone che si prostituisce. Noi siamo contattati da uomini, donne, giovani, anziani: di tutte le età. C’è il rappresentante di commercio o d’azienda che a Viareggio è di passaggio e cerca compagnia, e c’è (anche se meno frequentemente) la donna in carriera che non ha una vita privata». A Salvatore chiediamo quanto costi sia a lui che alla sua compagna questo “menage”. Guarda quella che sarà la madre di suo figlio e le lacrime cominciano a rigargli il viso. Poi si trattiene e cerca di rispondere spinto dalla razionalità: «Innanzitutto si deve stare attenti: quando sta per arrivare un cliente per Sonia, io mi chiudo nell’armadio – dice – Cerchiamo di essere selettivi: accettiamo di fare sesso a pagamento solo con italiani: perché sono più riconoscibili, identificabili». E quando è lui ad avere clienti, lei esce di casa o sta nella stanza accanto. Insostenibile: Salvatore è sfibrato da quel continuo abbassamento dell’asticella della dignità. «Coppia, gigolò, transuessuale, ragazza single non ci ciamo fermati davanti a niente – confessa – Ora però abbiamo detto basta». Hanno deciso di fermarsi Sonia e Salvatore ma come faranno ad andare avanti? Entrambi percepiscono un assegno mensile di 278 euro: ne hanno diritto perché sono invalidi.

Una vita difficile. Dal 2005 ad oggi, Sonia è stata sottoposta tre volte a un trattamento sanitario obbligatorio. «È da quando sono piccola che vivo facendo i conti con la povertà – si sfoga – anche questo deve aver influito sulla mia salute. La mia famiglia? Mio padre ha avuto un ictus nel 2003, vive grazie al fatto che gli hanno riconosciuto l’invalidità e mia madre si prende cura di lui. Vivono in una casa popolare. Parenti? Amici? Nessuno è disposto ad aiutarti: anzi, la mia unica amica, eravamo a scuola insieme, ha tagliato i ponti e mi ha pesantemente giudicato quando ha saputo cosa faccio per vivere». Anche con Salvatore la vita non è stata tenera: l’aumento di peso sino a superare abbondantemente la soglia di 100 chili quando appena era un ragazzo, un’operazione per dimagrire (una diversione biliopancreatica), le cui conseguenze oggi si fanno sentire sul suo fegato, un matrimonio imposto dalla famiglia, fallito come il successivo, la trappola dell’alcol – «che per me era un antidepressivo» dice – da cui si è liberato grazie a Sonia, ma in cui teme fortemente di ricadere.

Solo un lavoro. La vita di Sonia e Salvatore da mesi va avanti tra Asl e assistenti sociali da una parte, e tra agenzie interinali e annunci di lavoro dall’altra. Niente di niente. Per avere un aiuto sull’affitto, devono avere un contratto regolare e loro non ce l’hanno: anzi, entro giugno devono lasciare il bilocale perché arrivano i turisti disposti a pagare di più rispetto alla quota di 450 euro sborsata da loro. E il lavoro? Non c’è. «Con la crisi che c’è in giro io non chiedo di essere aiutato – dice Salvatore disperato – Io voglio solo un lavoro che mi dia la dignità di tenere in mano una famiglia». E pensare che lui ha anche una laurea, in giurisprudenza: «Ottenuta con fatica, da fuoricorso – precisa – ma mi andrebbe benissimo lavorare la notte come pescatore o panettiere». Anche Sonia vorrebbe lavorare: «Non posso offrirmi per impieghi di fatica, ma posso stare a una scrivania, a scrivere, a rispondere al telefono. Ho anche un attestato Osa (operatore socio-assistenziale) che mi hanno pagato con sacrificio miei genitori e che per ora è stato come non averlo». Si alzano e vanno via Sonia e Salvatore, lui ha le lacrime agli occhi, lei il respiro affannoso. Che in fondo al loro tunnel una luce possa accendersi? Glielo auguriamo.

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